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lunedì 15 novembre 2010

IL MISTERO DELLE TAVOLE SUPERATE




    Il Piano Attuativo del Luglio 2005 presentato dalla proprietà per il recupero di una delle tre zone dell’Area ferroviaria: L’Area Centauro, è contenuto in un faldone di cartone rosso, consunto. Sul frontespizio, scritto frettolosamente a mano con un pennarello nero, si legge: “TAVOLE SUPERATE”.
    Potremmo immaginare di mettere questo ingombrante contenitore sbilenco in una antica cantina e gli ingredienti per un romanzo dallo stile molto in voga, sarebbero pronti. Il titolo potrebbe essere :
IL MISTERO DELLE TAVOLE SUPERATE”.

     Purtroppo non si tratta di un romanzo ma di una cruda realtà, poiché aprendo il contenitore, archiviato nell’Ufficio Tecnico e sfogliando le tavole di progetto allegato, notiamo il disegno di alcuni edifici che trasformeranno l’Area Centauro in 20.000 metri cubi di media distribuzione e gli altri 20.000 mc, dei quarantamila previsti saranno, crisi e successivi cambi di destinazione d’uso permettendo, assegnati per il manifatturiero.
    Ciò che all’ignaro osservatore però salta subito all’occhio e lo riporta in una atmosfera di grande mistero è la presenza, nei progetti proposti, della CIMINIERA.
    Come potrete notare dai profili delle "TAVOLE SUPERATE" (nella slideshow sopra), l’elemento storico, oggetto per tanti cittadini di profonda delusione per il suo abbattimento e per me di furibonde polemiche, esiste! E’ riportato!!!  
   Addirittura nel disegno risulterebbe una sua ristrutturazione.
   Questo patrimonio di identità e’ lì, con i suoi trentacinque metri di altezza, che si erge orgoglioso ed elegante, con la sua scalinata a chiocciola, sovrastando l’edificio a cui è accomunato armonicamente.
    Una riflessione immediata da gente non informata e poco pratica della prestidigitazione urbanistica: “Allora è tutto regolare! Anche chi doveva trasformare l’area aveva a cuore questo elemento importante per la storia del nostro comune…”.

    Purtroppo non è così.

        Evidentemente dal Piano Attuativo presentato inizialmente, sembra nel rispetto dei vincoli descritti nel Piano Guida per l’Area Centauro (nell' Accordo di Programma e di Pianificazione del 16 ottobre del 2003 e relativo DPGR n. 17 del 3 febbraio 2004), qualche nuovo elemento, qualche nuovo rapporto fra proprietà e Ufficio Tecnico deve essere avvenuto.
    Infatti la vecchia ciminiera, ultimo baluardo di difesa contro la trasformazione del nostro comune in una estrema periferia, in ossequio alla mai realizzata città metropolitana, è stata distrutta.
    L’impressione è quella che si voglia cancellare anche la parte fotografica della memoria di chi l’ha sempre guardata passando, perché ormai è più di un anno che non esiste più.
    La logica di questo cinismo politico impone che la pozione amara e non voluta dai cittadini deve essere somministrata a piccoli sorsi, questo potrebbe spiegare la tempestiva cancellazione dal territorio della ciminiera e la ragione per cui non sono ancora cominciati i lavori di costruzione dei nuovi edifici.
    Una cosa bella che esiste la guardi ogni volta che ci passi vicino, poi la cosa bella smette di esistere e tu la ricordi ogni volta che passi dove prima esisteva. Poi, inesorabilmente, con il tempo la nostra memoria abbandona il ricordo e i sentimenti che suscitava.

    Questo meccanismo è così caro ai politicanti!

    Il grigio armadio di ferro che contiene il faldone delle “tavole superate” non può certo rispondere alle tante domande che questo mistero suscita.
     Speriamo in qualcuno, magari un Organo di Garanzia e Controllo, che stabilisca se ci sono delle responsabilità e fughi tutti i nostri dubbi.

Paolo

giovedì 7 ottobre 2010

DOVE SIAMO? DOVE ANDIAMO?

    Nel 1955 Piero Calamandrei, parlando di Costituzione, diceva agli studenti:

 "La libertà è come l’aria, fino a quando respiri
non ti accorgi che manca."

    In quel periodo, quasi sessanta anni fa, il popolo italiano che aveva vissuto in apnea cominciava a prendere delle grandi boccate di aria pura, priva della retorica fascista, ripulita dalle false illusioni che stuzzicavano l’immaginario collettivo. L’ecatombe di morti prodotti dalla follia della dittatura era terminata.
    Respiravano l’ossigeno che produceva la voglia di cambiare, e trasformava l’eredità
di paura nell’aspirazione di fare, di costruire un futuro migliore.
    Adesso, dopo anni di grande sviluppo e di pace fermamente voluta, il senso di soffocamento è tornato.
    La società in questo lasso di tempo è profondamente cambiata, le condizioni di vita rispetto alle sofferenze di allora sono migliorate in senso esponenziale.
    Siamo diventati capaci di rimuovere le malattie e la morte ( degli altri!) e viviamo nell’ ebbrezza della violenza pubblicizzata, soggetto principale dei giochi dei nostri figli.
    Tutto è possibile in questo nuovo mondo: si va veloci come saette, la comunicazione con tutto il globo è in tempo reale. Mai si sarebbero immaginati i nostri nonni che dopo poco più di cinquanta anni la società si sarebbe evoluta così tanto. Se qualcuno gli avesse detto che nel futuro sarebbe esistita addirittura la vita artificiale, avrebbero pensato ad un’opera del diavolo.
    Come erano strani quegli uomini che sacrificavano anche la vita per un principio.
    Ma chi glie lo faceva fare!
    Non avrebbero faticato meno se si fossero comportati come l’”Homo berlusca”, dell’Italia del terzo millennio, che non si pone nemmeno il problema di che cosa è la libertà, la giustizia, la solidarietà umana?
    Non sarebbero stati meglio se avessero seguito l’attuale filosofia masso mafiosa, padrona assoluta dell’informazione, che raccomanda caldamente di pensare al proprio interesse personale?
    Intanto l’ aria che respiriamo è già confezionata in contenitori televisivi debitamente miscelata fra cosce, culi e grandi bugie, tra falsi bisogni e le profonde frustrazioni del chi siamo e di chi vorremmo essere.
    Ci accorgeremo in tempo quando la nostra natura umana, i nostri polmoni urleranno chiedendo aria pulita?
    Quando la nostra aspirazione biologica di comunicare reclamerà di dominare su quella informatica e il desiderio di stringere fisicamente una mano o condividere la realtà, non l’immagine, di un amore o di una sofferenza dell’altro diventerà ineluttabile?
    Chissà, forse continueremo respirare affannosamente l’aria di una falsa libertà oppure finalmente consapevoli del diritto alla dignità, alzando la testa, si aprirà uno squarcio nel grande reality a puntate di questo mondo virtuale e la consistenza di ciò che apparirà ci farà tornare liberi.
         -- paolo --

Filmato 1° Parte

Filmato 2° Parte

*Il filmato è stato realizzato grazie ai video pubblicati su youtube delle puntate della trasmissione "La Storia siamo noi" in onda su Rai 2.

[filmato integrale al link: http://www.youtube.com/view_play_list?feature=iv&annotation_id=annotation_774578&p=5AFBADFCB1C0FA6E]

venerdì 16 luglio 2010

L'inceneritore che "non esiste"!

     L'immagine della casa colonica con lo sfondo l'inceneritore che non esiste, (poiché è stata creata al computer) è visibile su internet ed è a disposizione di un numero enorme di utenti.  Con questo vergognoso cubo virtuale riempito di edera, che probabilmente si rifiuterà di crescere fra i miasmi, che vuole abituare l’occhio ad un prossimo futuro di paesaggio precostruito ed innaturale, quella bellissima casa torre diventa anacronistica e fa pensare ad una cosa che appartiene al passato.   
     Penso solidalmente all’Azienda proprietaria di quella casa che detiene il marchio del vino sulla dicitura e alla storia secolare di certosino lavoro agricolo per sviluppare il gusto, apprezzato in tutto il mondo, del frutto delle meravigliose vigne che, per fortuna ancora esistono.
     Senza quel mostro virtuale, il cartello del vino chianti Selvapiana, scritto sulla facciata di una casa colonica in mezzo alle vigne, ha un forte ascendente pubblicitario e rappresenta una preziosità paesaggistica che può attirare turismo.
     Per questo quell'immagine è una pura provocazione dettata dalla rabbia di chi da anni aveva già assaporato il ritorno politico di questa tragica scelta , degli interessi vari che sarebbero circolati insieme ai rifiuti e invece ha visto crollare i suoi progetti.
    Per la stessa collera sono diventati arroganti al punto di anticipare decisioni sulla fattibilità dell’inceneritore che dovevano essere ancora vagliate istituzionalmente e da organismi, come il TAR che puntualmente li ha smentiti.
     Sentirsi colpiti nel vivo della loro infallibilità di tecnici che scambiano il loro ruolo di servitori della politica, quella nobile, con una autonomia che è limitata dalla democrazia e dall’uso corretto delle istituzioni, li ha sbarellati a tal punto dal voler perseguire una battaglia contro quella stessa partecipazione che tanto viene decantata, anche nelle Leggi della Regione, dando per scontato che tutto sarebbe stato realizzato. Ad ogni osservazione dei cittadini, dubbio legittimo di fasce sociali e produttive, paure per la salute hanno voluto rispondere come si risponde ad un antagonista, in maniera opposta.
     L'arroganza , l'assoluta mancanza del senso del rispetto della collettività e del principio di massima precauzione per la salute pubblica, non solo li ha resi aggressivi nelle immagini ma così ciechi e presuntuosi da erigersi al di sopra di un tribunale amministrativo interpretando a proprio uso e consumo le sue sentenze.

Paolo



fonte rendering edera:
sito Aer Spa >> http://www.termovalorizzatore.it/thermo/prgt2/Elaborati%20Agosto%202007/Allegato%2015/img15.zip

venerdì 18 giugno 2010

Comunicato Sindacale dei lavoratori della Brunelleschi

Sieci, 11.06.2010


L’assemblea riunita dei lavoratori di Brunelleschi industrie srl, dopo un’attenta analisi della situazione aziendale e a seguito degli incontri informali avuti con i vari interlocutori, aziendali e istituzionali, si dichiara favorevole alla creazione di un percorso che porti i lavoratori a riunirsi in una cooperativa al fine di proseguire l’attività aziendale. A questo scopo sarà creato un comitato promotore che delinei la tempistica e la metodologia di quest’impegnativa operazione.
L’obiettivo di questo comunicato è quello di sottolineare, ad istituzioni e cittadini, la complessità del passo che intendono compiere i lavoratori, con la speranza di ricevere aiuto e collaborazione.
Chi ha seguito la storia degli ultimi anni di Brunelleschi, sa benissimo che il punto nodale sul quale
si è articolata la vicenda, è il recupero dell’area del vecchio stabilimento da parte del Gruppo Margheri, controllore quindi anche di Brunelleschi Industrie.
Al fine di continuare l’attività di produzione di piastrelle di pregio, e nello stesso momento di realizzare un business proprio grazie all’area in questione, è stato costruito un nuovo stabilimento in località Massolina, completato al 95%. L’investimento del Gruppo è stato oneroso e mirato a creare uno stabilimento versatile e funzionale, in grado di cambiare facilmente prodotti a secondo delle esigenze di mercato. Purtroppo la crisi globale ha investito anche il settore immobiliare, e il Gruppo Margheri si è trovato in una crisi economica fortissima. Tanto grave da farlo desistere da proseguire l’attività nel campo della ceramica.
L’amministrazione comunale di Pontassieve, da sempre vicina ai lavoratori, ha nel corso degli anni messo vincoli ben precisi sull’area, al fine di garantire un vero progetto di spostamento.
In caso di mancata messa in funzione del nuovo sito produttivo, il comune di Pontassieve, avrebbe in ogni caso messo il proprio veto sul piano di recupero del vecchio stabilimento.
Purtroppo questo non serve a salvare i 40 posti di lavoro, la storia e la professionalità di Brunelleschi.
Da qui la nostra decisione di assecondare i progetti di sviluppo dell’area, che consentirebbero al Gruppo di non prendere una china definitiva, rinunciando ad alzare “barricate”, ed avendo invece la ferma intenzione di discutere qualsiasi dettaglio che interessi il nostro futuro. Va ricordato che intorno al gruppo ruotano circa 500 posti di lavoro e, forse perchè da tanti anni in lotta, i lavoratori Brunelleschi, senza presunzione, non vogliono mettere in discussione il futuro di tante altre famiglie, ritrovandosi in una situazione di lotta estrema con il Gruppo. Speriamo solo che anche gli altri lavoratori, e i sindaci dei comuni dove lavorano, si accorgano di queste 40 persone che si avventurano in un percorso difficile e ancora incerto.
Ci apprestiamo quindi a trascorrere ancora altri mesi in cassa integrazione, nell’attesa del termine dei lavori e del collaudo dello stabilimento, da parte del Gruppo e di Brunelleschi Industrie.
Nel frattempo, c’impegneremo nell’approntare questo nuovo soggetto cooperativistico che subentrerà nell’attività già avviata. A tutti i vari soggetti che ci sono stati vicini negli ultimi dieci anni, la richiesta che continuino a sostenerci e a credere in noi.

Grazie

RSU Brunelleschi Industrie

La storia infinita........

Riceviamo un documento di un gruppo di operai della Fabbrica Brunelleschi, indirizzato ad alcuni “attori” della loro lunghissima vertenza.
Lo pubblichiamo volentieri sperando di portare un modesto contributo ad una soluzione che possa risolvere le incertezze dei lavoratori e la salvaguardia del loro sacrosanto diritto al lavoro che attualmente svolgono.
Contemporaneamente ci auguriamo che la loro fabbrica possa essere mantenuta come patrimonio nazionale di archeologia industriale e come tale non modificato per un uso completamente estraneo a ciò che essa rappresenta.
                       " C.A Commissario Filcem-CGIL

                          Sig.Umberto Sacconi

                          C.A Segretario Generale Camera 
                          Del Lavoro di Firenze
                          Sig.Mauro Fuso

                          RSU Brunelleschi Industrie Srl
                          Sieci, 16.06.2010


          Siamo un gruppo di lavoratori della Brunelleschi Industrie srl di Sieci, azienda da molti anni in crisi e facente parte, come è senz’altro noto, del Gruppo Margheri. Scriviamo queste poche righe per evidenziare il nostro disagio e la nostra preoccupazione per i connotati che sta assumendo la vertenza che ci riguarda. Siamo perfettamente a conoscenza del percorso che si sta creando per la nostra realtà lavorativa, cioè quello di una cooperativa che subentri nella gestione dell’attività produttiva e commerciale a fronte di un disimpegno del Gruppo, causato da un evidente dissesto economico. Siamo perfettamente a conoscenza dell’esistenza di un comitato promotore formato da nostri colleghi, organismo ritenuto fondamentale ed essenziale anche da parte nostra. Qui però termina la nostra conoscenza e i contorni della vicenda si fanno meno chiari. Il processo che ha portato alla sospensione dei funzionari Filcem è parte di dinamiche interne alla CGIL, che sicuramente ha regole, regolamenti e organismi ai quali tutti suoi componenti si devono attenere, ma che ha anche, come compito essenziale, assistere i propri iscritti con persone che conoscano la storia e le vicende delle aziende in difficoltà e i risvolti, per non dire dei personaggi, che le girano intorno. Questa non è sicuramente una critica nei confronti della Nostra RSU e dei funzionari che l’assistono: entrambi sono in difficoltà, sballottati in un mare di discorsi e di fronte ad una situazione che ha miriadi di aspetti pericolosi, per i lavoratori e anche per il sindacato. Essendo in buona parte noi responsabili dei vari reparti dell’azienda, siamo perfettamente a conoscenza dello stato del nuovo stabilimento, che non è vero che sia pronto; siamo a conoscenza delle complicazioni che esistono nel districarsi negli appalti e subappalti degli impiantisti che devono terminare i lavori; siamo consapevoli che i prodotti che devono essere la base del nostro futuro devono ancora essere testati e certificati per tutti gli usi; siamo certi che alcuni prodotti di alta gamma fanno gola ad aziende senza scrupoli che gioirebbero se noi smettessimo di farli; siamo certi che ci vogliono alcuni mesi prima che lo stabilimento possa rimettersi in moto; siamo certi che la rete commerciale non esiste e vada ricostruita; siamo certi che pensare a prodotti e a una commercializzazione finalizzata solamente a grandi commesse, ci uccide in partenza avendo un costo di produzione più alto della media e una tipologia che spesso mal si presta alla tipologia di edificazione di certa edilizia; siamo certi che una volta usciti dal vecchio stabilimento, le banche recupereranno le loro decine di milioni dal Gruppo, che continuerà ad esistere e a fare affari milionari, mentre un gruppo di lavoratori si ritroverà in uno stabilimento nuovo ma fuori da ogni comprensorio e alla mercé di scaltri imprenditori, nel momento in cui si presentasse la prima difficoltà.


Siamo anche certi degli impegni presi dal Comune di Pontassieve, che non riguardano solo il vincolo dell’area, punto importante che sembrerebbe apparire superato, ma anche la conservazione della tipicità e dell’unicità di certi prodotti, della professionalità e della storia di una realtà unica al mondo e ultimo baluardo d’industrializzazione in un territorio ormai spogliato.


         C’è la sensazione che il sindacato assecondi la guerra tra poveri e scelga il male minore. Vogliamo veramente credere che l’area non deve essere venduta subito per salvare il gruppo?Che il ricavato serva, oltre per i famelici appetiti delle banche, per salvare i 500 posti di lavoro che ruotano intorno al gruppo, o per garantire i cittadini che hanno comprato appartamenti mai finiti?Vogliamo far finta che le amministrazioni della provincia non sappiano questo?


         Dobbiamo farci carico noi, con i nostri soldi, dopo mesi di CIG, di questa situazione? E’ questo che ci chiede il sindacato?Dobbiamo noi sottostare a che ci dice”bere o affogare”? Noi non vogliamo dividere ne creare confusione: vogliamo solo essere smentiti con i fatti, con gli accordi messi nero su bianco. Noi non chiediamo nient’altro che l’azienda, come concordato, avvii lo stabilimento e che la lega delle cooperative ci assista, nel primissimo periodo a trovare sbocchi commerciali, fino al momento in cui la cooperativa non sia in grado di delinearsi e di provare ad essere azienda. Noi porteremo questi interrogativi di fronte a qualsiasi istituzione e denunceremo qualsiasi aspetto che non sia più che trasparente e che non sia deciso dai lavoratori, finalmente riuniti ai propri funzionari.


Cordiali saluti


Paolo Vaggelli- responsabile stabilimento
Marco Mugnaini- responsabile area tecnica
Marco Buccioni- responsabile area smalti
Rossana Bandinelli- responsabile ufficio commerciale
Alessandro Meli- ufficio commerciale
Maria Razzanelli- ufficio amministrativo
Chiara Piantini – ufficio amministrativo
Barbara Pratesi – responsabile scelta
Gennai Cinzia- responsabile campioni
Borghini Roberto- operaio specializzato
Alessio Magni- operaio specializzato"

( QUI documento originale )

E’ ormai da molti anni che gli operai della fabbrica di ceramiche di pregio Brunelleschi vivono nell’incertezza per il loro futuro.
La resistenza nell’affermare il diritto al lavoro, la qualificazione della loro mano d’opera e il grande valore di archeologia industriale della loro fabbrica, che ha iniziato l’attività nel 1774, li ha salvati fino ad ora dalla disoccupazione e ha impedito che i poco nobili appettiti di finanziarie, banche e “piccole” Amministrazioni locali, fossero placati.
Purtroppo siamo alla stretta finale:
O i lavoratori si lanciano senza rete nel buio della crisi e diventano operai-imprenditori, oppure si và a casa!
Non c’è più tempo, i personaggi sulla scacchiera di questo cinico gioco sono già posizionati, l’immobile storico deve essere venduto, deve trasformarsi in volume residenziale, deve far muovere capitali.
Il balletto delle false promesse si è fermato.

Paolo R.

"Un sacco pieno di favole"

E’ una storia infinita che sta giungendo al termine
Il Nulla con la sua marea nera che distrugge tutto ha raggiunto la Fabbrica Brunelleschi.



Per più di due secoli la maestosa costruzione ha resistito agli eventi, alle disastrose alluvioni del fiume che ne bagna i lembi, alle bombe degli invasori; adesso è lì, deturpata dai pruni e dalle erbacce, sventrata al suo interno, come una bestia che va al macello.
I suoi archi, le sue finestre di grande vanto aspettano il colpo finale da un nemico potentissimo e insidioso. Dopo secoli di regalità architettonica, le antiche pietre sono prive di difese.
Non ci sono anticorpi al vile denaro, alla speculazione e all’ignoranza dei servi.
Dell’ultimo esempio di storia operaia rimasto in questo territorio, il grande tesoro della Brunelleschi non suscita amor proprio, non produce legittimo orgoglio nei cittadini obnubilati dalle false promesse, dall’ipnosi del voto ai notabili di paese.
Non importa se da anni un avamposto cerca di resistere, amando ciò che la fabbrica rappresenta per il suo prodotto di pregio che ha sostentato per tante epoche le famiglie dei lavoratori.
La marea nera del Nulla colpisce di notte nei rioni dormitorio e negli incubi di chi non ama la sua terra e ha smarrito il proprio senso di appartenenza.
Come un diabolico fauno che precede il Nulla, Peter Pan è tornato promettendo meravigliosi paesaggi da favola e lussuose abitazioni.
Che cosa ne farà degli operai che da anni riempie di promesse?
Magari li porterà con sé e li farà volare nel sogno imprenditoriale fino a raggiungere la sua isola.

L’Isola Che Non C’ È.

Paolo

lunedì 7 giugno 2010

I MISTERI D’ITALIA In ricordo di Giorgiana Masi uccisa da un proiettile di pistola durante una manifestazione di piazza il 12/05/77

“MAGISTERO 76”


Quante volte ci siamo chiesti

A che serve essere

E quante volte il rumore del tuono

e dei lacrimogeni

ci ha riempito di sgomento.

Essere che rabbrividisce

Essere che ribolle

Essere che ha paura

Da dove esce questa nuvola di odio?

E’ l’essere che odia

SIAMO NOI

CHE AMIAMO.



Paolo

NOTTURNO

Motivi mai ascoltati,

eppure stranamente conosciuti,

accompagnano le ore

che macinano senza affetti

le pietre della Terra.

Non ha più senso domandare al tempo

Gli stessi battiti.

Adesso basta chiudere lo stomaco

E lasciarsi trasportare

Senza logica.

Alla ricerca della nostra preistoria presente.

Il cerchio di luna è ancora vivo

E noi

Immersi nelle sfuocate immagini

Fino all’esaurimento dell’ultimo desiderio.



Paolo

venerdì 21 maggio 2010

L'altra dimensione dell'apparenza

Sembra di entrare in un altro mondo! Così dice chi si è avventurato in quella zona dall’altra parte della strada dove è stato realizzato il complesso immobiliare, così pomposamente denominato Mezzana 2.

Gli sgargianti colori della barriera delle case coprono la vista del meraviglioso paesaggio di colline che prima tutti godevano, anche i turisti o i viaggiatori di treno e di auto , questa illusione del nuovo, che di nuovo ha ben poco per il nostro territorio, si infrange miseramente nella drammatica realtà dell’abbandono e del degrado.
Basta girare le spalle all’illusione e una foresta di erbacce, rovi, capannoni abbandonati assale chi si avventura. Tettoie sostenute da pali sbilenchi mantengono il tanfo delle travi che distanziavano le rotaie di antiche linee ferroviarie. Pezzi di onduline, forse di amianto, lasciati fra gli sterpi, fanno da rifugio a formiche e a sconosciuti insetti.
In questo paesaggio kafkiano l’incauto viandante cammina per uno stradello sterrato che arriva all’antro dove la fiamma ossidrica divide indiscriminatamente antichi locomotori elettrici e diesel. Li smembra in pezzi informi di ferro, lana di roccia, plastica che ancora grondano oli di raffreddamento ed emanano fetore di bruciato.
Ma dove è capitato il nostro viaggiatore? Possibile che nessuno sappia, che non conosca questa dimensione più avvilente del degrado?
Non possiamo certo dirgli che tutti sanno, che chi deve sapere, chi ha la responsabilità di sapere è ampliamente edotto. Non possiamo farlo passare dall’inquietudine al terrore.
Una piccola componente della comunità delle case colorate, abbandonata da negozi e mezzi di comunicazione, aveva visto da molti mesi le colonne di fumo cangiante dall’azzurro al nero al giallo e aveva respirato e odorato quelle sostanze.
Aveva denunciato la situazione a chi sapeva o doveva sapere e sono stati rassicurati, anche per lettera che alcuni conservano, che tutto andava bene e che non dovevano preoccuparsi.
Al loro insistere per il perdurare della situazione, ARPAT e ASL riconfermano che tutto va bene.
Come è difficile il rapporto fra questi enti che tutelano i cittadini e i cittadini stessi.
Secondo la burocrazia impiegatizia chi vive nella pelle i disagi sicuramente tende ad esagerare, per cui il primo approccio con questi paranoici che vedono i colori nel fumo è quello di smentire le loro “drammatizzazioni”.

Forse stanno semplicemente recuperando ferro !

Intanto enormi camion blu, trasportano tonnellate di rifiuti speciali e forse anche pericolosi.
Ma dove li portano?

Alcuni giorni prima dello scandalo del G8, nel quale sembra coinvolto il Capitan Bertolaso, la Toscana veniva rammentata a causa di una Azienda ecologica maremmana, con tanto di Autorizzazione Integrata Ambientale.
Questa Azienda sembra fosse implicata in un enorme giro di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi che venivano smaltiti illegalmente si dice in discariche ed anche in zone a protezione ambientale.

Vuoi vedere…….?


*foto riprese dall'articolo " Il fumo a colori allarma Pontassieve " del Corriere Fiorentino

giovedì 1 aprile 2010

E....."Il cielo si colora di grigio" !

            Il dovere di una informazione corretta è, in questi periodi, un tema dominante.
Spesso attraverso notizie pubblicate nei media si danno immagini distorte della realtà, nonostante le notizie stesse abbiano il fondamento della verità.
            Facciamo il caso dell’articolo apparso il 23/3/010 sul Corriere Fiorentino (nel quotidiano Corriere della Sera) in relazione alle emissioni di polveri e di altri inquinante da parte del Cementificio di Pelago.
            Si legge che i cittadini protestano per i frequenti depositi di polvere di cemento, o di materiali per farlo, sulle automobili, sui panni stesi e, chiaramente sui nostri polmoni.
           Di fronte ad un articolo del genere che provoca una legittima inquietudine nei cittadini, specialmente di coloro che risiedono nell’area di ricaduta delle polveri, ITALCEMENTI ed ARPAT si affannano ad affermare che nonostante questi fenomeni, imputati a particolari situazioni atmosferiche, non ci sia niente da preoccuparsi poiché da parte sua ITALCEMENTI compie nei termini previsti ciò che la legge prevede riguardo agli autocontrolli. Dal canto suo ARPAT afferma che le emissioni sono nei termini di legge. Stante così le cose le informazioni date dagli Organi di controllo interessati e dalla stessa Azienda ITALCEMENTI hanno il fondamento della verità cioè rispondono al vero.
           Purtroppo ogni verità non è mai assoluta infatti se approfondissimo l’informazione rispetto a quanto dichiarato ci dovremmo chiedere:
         >>  In quali intervalli di mesi o anni ARPAT compie controlli completi su questa infrastruttura inquinante che è il cementificio, posto in un area che nel tempo ha sempre aumentato la sua urbanizzazione residenziale e quindi la densità di popolazione nelle sue vicinanze?
         >>   Perché a sostegno di quelle verità dichiarate non si dice che di fatto, salvo alcuni studi di SIA con par ametrazioni a livello provinciale e compiute su modelli di area comunali e non di area interessata, non sappiamo l’incidenza delle patologie e della mortalità legate all’assunzione di quel particolare tipo di inquinanti del cementificio?
           Nel 2006 fu promulgato un Decreto Legislativo, il numero 152/2006, che obbliga gli Impianti inquinanti, come la cementeria in oggetto, che hanno l’Autorizzazione alle Emissioni rilasciata dopo il 1985 ( in cui vengono previsti i limiti massimi di inquinanti che possono essere dispersi in aria, terra ed acqua), a provvedere entro 15 anni dalla data effettiva di Autorizzazione al rinnovo, secondo le normative sulle emissioni attuali, della stessa.
           Da questa informazione sulla Legge si conferma la parzialità e la distorsione della verità, infatti se noi facessimo un paragone fra le ricerche della scienza medica sulle gravissime patologie oncologiche e comunque altamente debilitanti provocate dall’ingerimento o dall’assunzione per via aerea degli inquinanti e i limiti attuali previsti per Legge, ci renderemmo conto che il Principio Di Massima Precauzione non verrebbe quasi mai rispettato.
           Sulla carta si pongono dei limiti alle emissioni proprio in funzione della salvaguardia della salute umana ma faticosamente e con grandi resistenze i Legislatori adeguano detti limiti alle scoperte della Scienza Medica di tutto il mondo.
           Tornando quindi al nostro articolo sulla stampa e alle dichiarazioni degli addetti ai lavori sulla sicurezza per la popolazione che secondo loro è garantita, il paradosso fra la realtà e ciò che prevede la Legge ha la forza di una esplosione.
           ITALCEMENTI possiede una Autorizzazione alle Emissioni, rilasciata dalla Regione Toscana ben 21 anni fa, cioè nel 1989 e, come ebbi a denunciare in un precedente post nel mio blog, la stessa ARPAT compie i controlli, peraltro altamente diluiti nel tempo, adottando come parametri di riferimenti i limiti previsti in questa antica AUTORIZZAZIONE.
           Per concludere ITALCEMENTI ha tempo fino a tutto il 2010 per richiedere, ripeto richiedere, l’aggiornamento delle autorizzazioni.
           Da una richiesta di accesso agli atti fatta ad ARPAT, ad oggi, non risulta che ITALCEMENTI abbia fatto alcuna domanda di rinnovo delle emissioni.

Paolo R.