L'immagine della casa colonica con lo sfondo l'inceneritore che non esiste, (poiché è stata creata al computer) è visibile su internet ed è a disposizione di un numero enorme di utenti. Con questo vergognoso cubo virtuale riempito di edera, che probabilmente si rifiuterà di crescere fra i miasmi, che vuole abituare l’occhio ad un prossimo futuro di paesaggio precostruito ed innaturale, quella bellissima casa torre diventa anacronistica e fa pensare ad una cosa che appartiene al passato.
Penso solidalmente all’Azienda proprietaria di quella casa che detiene il marchio del vino sulla dicitura e alla storia secolare di certosino lavoro agricolo per sviluppare il gusto, apprezzato in tutto il mondo, del frutto delle meravigliose vigne che, per fortuna ancora esistono.
Senza quel mostro virtuale, il cartello del vino chianti Selvapiana, scritto sulla facciata di una casa colonica in mezzo alle vigne, ha un forte ascendente pubblicitario e rappresenta una preziosità paesaggistica che può attirare turismo.
Per questo quell'immagine è una pura provocazione dettata dalla rabbia di chi da anni aveva già assaporato il ritorno politico di questa tragica scelta , degli interessi vari che sarebbero circolati insieme ai rifiuti e invece ha visto crollare i suoi progetti.
Per la stessa collera sono diventati arroganti al punto di anticipare decisioni sulla fattibilità dell’inceneritore che dovevano essere ancora vagliate istituzionalmente e da organismi, come il TAR che puntualmente li ha smentiti.
Sentirsi colpiti nel vivo della loro infallibilità di tecnici che scambiano il loro ruolo di servitori della politica, quella nobile, con una autonomia che è limitata dalla democrazia e dall’uso corretto delle istituzioni, li ha sbarellati a tal punto dal voler perseguire una battaglia contro quella stessa partecipazione che tanto viene decantata, anche nelle Leggi della Regione, dando per scontato che tutto sarebbe stato realizzato. Ad ogni osservazione dei cittadini, dubbio legittimo di fasce sociali e produttive, paure per la salute hanno voluto rispondere come si risponde ad un antagonista, in maniera opposta.
L'arroganza , l'assoluta mancanza del senso del rispetto della collettività e del principio di massima precauzione per la salute pubblica, non solo li ha resi aggressivi nelle immagini ma così ciechi e presuntuosi da erigersi al di sopra di un tribunale amministrativo interpretando a proprio uso e consumo le sue sentenze.
Paolo
fonte rendering edera:
sito Aer Spa >> http://www.termovalorizzatore.it/thermo/prgt2/Elaborati%20Agosto%202007/Allegato%2015/img15.zip
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venerdì 16 luglio 2010
venerdì 21 maggio 2010
L'altra dimensione dell'apparenza
Sembra di entrare in un altro mondo! Così dice chi si è avventurato in quella zona dall’altra parte della strada dove è stato realizzato il complesso immobiliare, così pomposamente denominato Mezzana 2.
Gli sgargianti colori della barriera delle case coprono la vista del meraviglioso paesaggio di colline che prima tutti godevano, anche i turisti o i viaggiatori di treno e di auto , questa illusione del nuovo, che di nuovo ha ben poco per il nostro territorio, si infrange miseramente nella drammatica realtà dell’abbandono e del degrado.
Basta girare le spalle all’illusione e una foresta di erbacce, rovi, capannoni abbandonati assale chi si avventura. Tettoie sostenute da pali sbilenchi mantengono il tanfo delle travi che distanziavano le rotaie di antiche linee ferroviarie. Pezzi di onduline, forse di amianto, lasciati fra gli sterpi, fanno da rifugio a formiche e a sconosciuti insetti.
In questo paesaggio kafkiano l’incauto viandante cammina per uno stradello sterrato che arriva all’antro dove la fiamma ossidrica divide indiscriminatamente antichi locomotori elettrici e diesel. Li smembra in pezzi informi di ferro, lana di roccia, plastica che ancora grondano oli di raffreddamento ed emanano fetore di bruciato.
Ma dove è capitato il nostro viaggiatore? Possibile che nessuno sappia, che non conosca questa dimensione più avvilente del degrado?
Non possiamo certo dirgli che tutti sanno, che chi deve sapere, chi ha la responsabilità di sapere è ampliamente edotto. Non possiamo farlo passare dall’inquietudine al terrore.
Una piccola componente della comunità delle case colorate, abbandonata da negozi e mezzi di comunicazione, aveva visto da molti mesi le colonne di fumo cangiante dall’azzurro al nero al giallo e aveva respirato e odorato quelle sostanze.
Aveva denunciato la situazione a chi sapeva o doveva sapere e sono stati rassicurati, anche per lettera che alcuni conservano, che tutto andava bene e che non dovevano preoccuparsi.
Al loro insistere per il perdurare della situazione, ARPAT e ASL riconfermano che tutto va bene.
Come è difficile il rapporto fra questi enti che tutelano i cittadini e i cittadini stessi.
Secondo la burocrazia impiegatizia chi vive nella pelle i disagi sicuramente tende ad esagerare, per cui il primo approccio con questi paranoici che vedono i colori nel fumo è quello di smentire le loro “drammatizzazioni”.
Forse stanno semplicemente recuperando ferro !
Intanto enormi camion blu, trasportano tonnellate di rifiuti speciali e forse anche pericolosi.
Ma dove li portano?
Alcuni giorni prima dello scandalo del G8, nel quale sembra coinvolto il Capitan Bertolaso, la Toscana veniva rammentata a causa di una Azienda ecologica maremmana, con tanto di Autorizzazione Integrata Ambientale.
Questa Azienda sembra fosse implicata in un enorme giro di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi che venivano smaltiti illegalmente si dice in discariche ed anche in zone a protezione ambientale.
Vuoi vedere…….?
*foto riprese dall'articolo " Il fumo a colori allarma Pontassieve " del Corriere Fiorentino
Gli sgargianti colori della barriera delle case coprono la vista del meraviglioso paesaggio di colline che prima tutti godevano, anche i turisti o i viaggiatori di treno e di auto , questa illusione del nuovo, che di nuovo ha ben poco per il nostro territorio, si infrange miseramente nella drammatica realtà dell’abbandono e del degrado.
Basta girare le spalle all’illusione e una foresta di erbacce, rovi, capannoni abbandonati assale chi si avventura. Tettoie sostenute da pali sbilenchi mantengono il tanfo delle travi che distanziavano le rotaie di antiche linee ferroviarie. Pezzi di onduline, forse di amianto, lasciati fra gli sterpi, fanno da rifugio a formiche e a sconosciuti insetti.
In questo paesaggio kafkiano l’incauto viandante cammina per uno stradello sterrato che arriva all’antro dove la fiamma ossidrica divide indiscriminatamente antichi locomotori elettrici e diesel. Li smembra in pezzi informi di ferro, lana di roccia, plastica che ancora grondano oli di raffreddamento ed emanano fetore di bruciato.
Ma dove è capitato il nostro viaggiatore? Possibile che nessuno sappia, che non conosca questa dimensione più avvilente del degrado?
Non possiamo certo dirgli che tutti sanno, che chi deve sapere, chi ha la responsabilità di sapere è ampliamente edotto. Non possiamo farlo passare dall’inquietudine al terrore.
Una piccola componente della comunità delle case colorate, abbandonata da negozi e mezzi di comunicazione, aveva visto da molti mesi le colonne di fumo cangiante dall’azzurro al nero al giallo e aveva respirato e odorato quelle sostanze.
Aveva denunciato la situazione a chi sapeva o doveva sapere e sono stati rassicurati, anche per lettera che alcuni conservano, che tutto andava bene e che non dovevano preoccuparsi.
Al loro insistere per il perdurare della situazione, ARPAT e ASL riconfermano che tutto va bene.
Come è difficile il rapporto fra questi enti che tutelano i cittadini e i cittadini stessi.
Secondo la burocrazia impiegatizia chi vive nella pelle i disagi sicuramente tende ad esagerare, per cui il primo approccio con questi paranoici che vedono i colori nel fumo è quello di smentire le loro “drammatizzazioni”.
Forse stanno semplicemente recuperando ferro !
Intanto enormi camion blu, trasportano tonnellate di rifiuti speciali e forse anche pericolosi.
Ma dove li portano?
Alcuni giorni prima dello scandalo del G8, nel quale sembra coinvolto il Capitan Bertolaso, la Toscana veniva rammentata a causa di una Azienda ecologica maremmana, con tanto di Autorizzazione Integrata Ambientale.
Questa Azienda sembra fosse implicata in un enorme giro di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi che venivano smaltiti illegalmente si dice in discariche ed anche in zone a protezione ambientale.
Vuoi vedere…….?
*foto riprese dall'articolo " Il fumo a colori allarma Pontassieve " del Corriere Fiorentino
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giovedì 1 aprile 2010
E....."Il cielo si colora di grigio" !
Il dovere di una informazione corretta è, in questi periodi, un tema dominante.
Spesso attraverso notizie pubblicate nei media si danno immagini distorte della realtà, nonostante le notizie stesse abbiano il fondamento della verità.
Facciamo il caso dell’articolo apparso il 23/3/010 sul Corriere Fiorentino (nel quotidiano Corriere della Sera) in relazione alle emissioni di polveri e di altri inquinante da parte del Cementificio di Pelago.
Si legge che i cittadini protestano per i frequenti depositi di polvere di cemento, o di materiali per farlo, sulle automobili, sui panni stesi e, chiaramente sui nostri polmoni.
Di fronte ad un articolo del genere che provoca una legittima inquietudine nei cittadini, specialmente di coloro che risiedono nell’area di ricaduta delle polveri, ITALCEMENTI ed ARPAT si affannano ad affermare che nonostante questi fenomeni, imputati a particolari situazioni atmosferiche, non ci sia niente da preoccuparsi poiché da parte sua ITALCEMENTI compie nei termini previsti ciò che la legge prevede riguardo agli autocontrolli. Dal canto suo ARPAT afferma che le emissioni sono nei termini di legge. Stante così le cose le informazioni date dagli Organi di controllo interessati e dalla stessa Azienda ITALCEMENTI hanno il fondamento della verità cioè rispondono al vero.
Purtroppo ogni verità non è mai assoluta infatti se approfondissimo l’informazione rispetto a quanto dichiarato ci dovremmo chiedere:
>> In quali intervalli di mesi o anni ARPAT compie controlli completi su questa infrastruttura inquinante che è il cementificio, posto in un area che nel tempo ha sempre aumentato la sua urbanizzazione residenziale e quindi la densità di popolazione nelle sue vicinanze?
>> Perché a sostegno di quelle verità dichiarate non si dice che di fatto, salvo alcuni studi di SIA con par ametrazioni a livello provinciale e compiute su modelli di area comunali e non di area interessata, non sappiamo l’incidenza delle patologie e della mortalità legate all’assunzione di quel particolare tipo di inquinanti del cementificio?
Nel 2006 fu promulgato un Decreto Legislativo, il numero 152/2006, che obbliga gli Impianti inquinanti, come la cementeria in oggetto, che hanno l’Autorizzazione alle Emissioni rilasciata dopo il 1985 ( in cui vengono previsti i limiti massimi di inquinanti che possono essere dispersi in aria, terra ed acqua), a provvedere entro 15 anni dalla data effettiva di Autorizzazione al rinnovo, secondo le normative sulle emissioni attuali, della stessa.
Da questa informazione sulla Legge si conferma la parzialità e la distorsione della verità, infatti se noi facessimo un paragone fra le ricerche della scienza medica sulle gravissime patologie oncologiche e comunque altamente debilitanti provocate dall’ingerimento o dall’assunzione per via aerea degli inquinanti e i limiti attuali previsti per Legge, ci renderemmo conto che il Principio Di Massima Precauzione non verrebbe quasi mai rispettato.
Sulla carta si pongono dei limiti alle emissioni proprio in funzione della salvaguardia della salute umana ma faticosamente e con grandi resistenze i Legislatori adeguano detti limiti alle scoperte della Scienza Medica di tutto il mondo.
Tornando quindi al nostro articolo sulla stampa e alle dichiarazioni degli addetti ai lavori sulla sicurezza per la popolazione che secondo loro è garantita, il paradosso fra la realtà e ciò che prevede la Legge ha la forza di una esplosione.
ITALCEMENTI possiede una Autorizzazione alle Emissioni, rilasciata dalla Regione Toscana ben 21 anni fa, cioè nel 1989 e, come ebbi a denunciare in un precedente post nel mio blog, la stessa ARPAT compie i controlli, peraltro altamente diluiti nel tempo, adottando come parametri di riferimenti i limiti previsti in questa antica AUTORIZZAZIONE.
Per concludere ITALCEMENTI ha tempo fino a tutto il 2010 per richiedere, ripeto richiedere, l’aggiornamento delle autorizzazioni.
Da una richiesta di accesso agli atti fatta ad ARPAT, ad oggi, non risulta che ITALCEMENTI abbia fatto alcuna domanda di rinnovo delle emissioni.
Paolo R.
Spesso attraverso notizie pubblicate nei media si danno immagini distorte della realtà, nonostante le notizie stesse abbiano il fondamento della verità.
Facciamo il caso dell’articolo apparso il 23/3/010 sul Corriere Fiorentino (nel quotidiano Corriere della Sera) in relazione alle emissioni di polveri e di altri inquinante da parte del Cementificio di Pelago.
Si legge che i cittadini protestano per i frequenti depositi di polvere di cemento, o di materiali per farlo, sulle automobili, sui panni stesi e, chiaramente sui nostri polmoni.
Di fronte ad un articolo del genere che provoca una legittima inquietudine nei cittadini, specialmente di coloro che risiedono nell’area di ricaduta delle polveri, ITALCEMENTI ed ARPAT si affannano ad affermare che nonostante questi fenomeni, imputati a particolari situazioni atmosferiche, non ci sia niente da preoccuparsi poiché da parte sua ITALCEMENTI compie nei termini previsti ciò che la legge prevede riguardo agli autocontrolli. Dal canto suo ARPAT afferma che le emissioni sono nei termini di legge. Stante così le cose le informazioni date dagli Organi di controllo interessati e dalla stessa Azienda ITALCEMENTI hanno il fondamento della verità cioè rispondono al vero.
Purtroppo ogni verità non è mai assoluta infatti se approfondissimo l’informazione rispetto a quanto dichiarato ci dovremmo chiedere:
>> In quali intervalli di mesi o anni ARPAT compie controlli completi su questa infrastruttura inquinante che è il cementificio, posto in un area che nel tempo ha sempre aumentato la sua urbanizzazione residenziale e quindi la densità di popolazione nelle sue vicinanze?
>> Perché a sostegno di quelle verità dichiarate non si dice che di fatto, salvo alcuni studi di SIA con par ametrazioni a livello provinciale e compiute su modelli di area comunali e non di area interessata, non sappiamo l’incidenza delle patologie e della mortalità legate all’assunzione di quel particolare tipo di inquinanti del cementificio?
Nel 2006 fu promulgato un Decreto Legislativo, il numero 152/2006, che obbliga gli Impianti inquinanti, come la cementeria in oggetto, che hanno l’Autorizzazione alle Emissioni rilasciata dopo il 1985 ( in cui vengono previsti i limiti massimi di inquinanti che possono essere dispersi in aria, terra ed acqua), a provvedere entro 15 anni dalla data effettiva di Autorizzazione al rinnovo, secondo le normative sulle emissioni attuali, della stessa.
Da questa informazione sulla Legge si conferma la parzialità e la distorsione della verità, infatti se noi facessimo un paragone fra le ricerche della scienza medica sulle gravissime patologie oncologiche e comunque altamente debilitanti provocate dall’ingerimento o dall’assunzione per via aerea degli inquinanti e i limiti attuali previsti per Legge, ci renderemmo conto che il Principio Di Massima Precauzione non verrebbe quasi mai rispettato.
Sulla carta si pongono dei limiti alle emissioni proprio in funzione della salvaguardia della salute umana ma faticosamente e con grandi resistenze i Legislatori adeguano detti limiti alle scoperte della Scienza Medica di tutto il mondo.
Tornando quindi al nostro articolo sulla stampa e alle dichiarazioni degli addetti ai lavori sulla sicurezza per la popolazione che secondo loro è garantita, il paradosso fra la realtà e ciò che prevede la Legge ha la forza di una esplosione.
ITALCEMENTI possiede una Autorizzazione alle Emissioni, rilasciata dalla Regione Toscana ben 21 anni fa, cioè nel 1989 e, come ebbi a denunciare in un precedente post nel mio blog, la stessa ARPAT compie i controlli, peraltro altamente diluiti nel tempo, adottando come parametri di riferimenti i limiti previsti in questa antica AUTORIZZAZIONE.
Per concludere ITALCEMENTI ha tempo fino a tutto il 2010 per richiedere, ripeto richiedere, l’aggiornamento delle autorizzazioni.
Da una richiesta di accesso agli atti fatta ad ARPAT, ad oggi, non risulta che ITALCEMENTI abbia fatto alcuna domanda di rinnovo delle emissioni.
Paolo R.
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sabato 20 marzo 2010
Caro Assessore Provinciale
siamo sotto elezioni regionali e chi ha fondato la sua politica sull’incenerimento non può abbandonare il traballante piedistallo che fino ad ora lo ha sorretto.
Prescindendo da una evidente realtà dell’impossibilità, da qui a qualche anno, di costruire impianti di incenerimento che producono nello smaltimento finale dei rifiuti, la misura di un terzo di quelli bruciati, ceneri e fanghi ancora più pericolosi per la salute umana, si cerca di far passare il messaggio nell’opinione pubblica che la sentenza del Tar sull’inceneritore di Selvapiana, non abbia prodotto nessuna reazione politica nelle problematiche dello smaltimento dei rifiuti.
Nel periodo intercorso fra il ricorso al TAR e la sentenza successiva, per gli organi interessati al finanziamento, realizzazione e gestione del nuovo inceneritore, sembrava che nessun giudizio fosse all’analisi dei giudici. Infatti la propaganda politica nei nostri territori era improntata dalla presunzione che nulla sarebbe cambiato nella costruzione del megainceneritore. A conferma di ciò abbiamo visto nascere una fotocopia di AER SPA nella Società a Responsabilità Limitata ( AER IMPIANTI SRL) a cui la Provincia, Egregio Assessore, si è affrettata nel trasferimento dell’autorizzazione (AIA) .
E’ strano che non si sia accorto dell’intervento delle associazioni, del loro legittimo controllo sulle azioni dell’Amministrazione Pubblica che ha portato, con la Sentenza, all’annullamento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di quella stessa Autorizzazione Integrata Ambientale ( così velocemente passata da una Società all’altra), riaffermando quanto sia essenziale il ruolo della partecipazione dei cittadini ai processi che li vedono coinvolti nella loro salute, economia e qualità della vita. Eppure le Leggi Regionali sui vari tipi di impatti ambientali, sanitari e sulla sostenibilità di cui è improntata tutta la normativa regionale sul governo del territorio sono state fatte proprio da quel partito che gli ha permesso di svolgere il ruolo che riveste attualmente.
Ciò nonostante la comunicazione alla collettività di cui Lei è strumento, amplifica il messaggio di una emergenza rifiuti tale che sembra impossibile da risolvere in altri modi, generando ansia nei cittadini, fino a farli convincere che l’unica strada sia quella dell’incenerimento. Ma è la realtà esistente dietro a tutto l’affare inceneritori provoca inquietudine. Abbiamo vissuto, nemmeno con ansia ma con angoscia, l’emergenza delle strade di Napoli con mucchi enormi di rifiuti che bruciavano generando quantità inimmaginabili di diossina e il miracolo di S.Gennaro Berlusconi che in pochi giorni ha ripulito tutto. Stranamente, in questi anni di crescita della coscienza ambientalista, l’emergenza napoletana è stata propinata più volte alla nostra popolazione provinciale come un messaggio sull’improcastinabile necessità della costruzione degli inceneritori.
Qualche giorno prima dello scandalo delle grandi opere della Protezione Civile era apparso nei giornali un altrettanto gravissimo scandalo: quello delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, la maggior parte proveniente dalla bonifica di Bagnoli, smaltiti illegalmente chissà in quali siti, dispersi, si diceva nei giornali, anche in aree a tutela ambientale, forse bruciati.
Guarda caso una delle Aziende indagate, che sembra abbia un ruolo primario, ha sede nella nostra regione e possiede una regolare Autorizzazione Integrata Ambientale.
Si è parlato nei media che in questa operazione ci fosse odore di mafia e i nostri politici regionali si sono affrettati nei distinguo, in promesse politichesi future, in posizioni ponziopilatesche.
Adesso non sappiamo più nulla. Forse l’informazione corretta potrebbe far male alla ricerca di consenso elettorale.
Perchè Assessore, non ci parla per esempio delle centinaia di migliaia di euro, forse milioni spesi per le procedure, per i progetti, per le consulenze assegnate per costruire questo castello di carte del Piano Rifiuti in cui gli inceneritori con i loro cugini cementifici sono le basi portanti. Ricordo quando il precedente Presidente della Provincia spese migliaia di euro di denaro pubblico per impestare Firenze di maximanifesti con un cittadino immerso nella cacca fino al collo, illustrando così quello che sarebbe successo senza inceneritori. Il novello Dalì, il Genio fiorentino e chi più ne ha più ne metta! Se questa è la qualità dell’informazione e il senso del buon gusto, ne facciamo volentieri a meno.
Ci spieghi perché la Toscana è la Regione con la maggiore quantità di rifiuti procapite prodotta e non ci chiarisce perché ai rifiuti urbani vengono conteggiati anche quelli assimilati.
E infine perché non risponde dell’evidente bluff della raccolta differenziata raccontandoci dove va a finire. In barba alle definizioni della legge stessa che prevede il riciclo, il riutilizzo o il corretto recupero.
Mi domando con quale coraggio si possa fare opposizione ad un regime in cui la trasparenza e correttezza delle informazioni, il potere sui media sono le armi che lo fanno tale.
rosini
Prescindendo da una evidente realtà dell’impossibilità, da qui a qualche anno, di costruire impianti di incenerimento che producono nello smaltimento finale dei rifiuti, la misura di un terzo di quelli bruciati, ceneri e fanghi ancora più pericolosi per la salute umana, si cerca di far passare il messaggio nell’opinione pubblica che la sentenza del Tar sull’inceneritore di Selvapiana, non abbia prodotto nessuna reazione politica nelle problematiche dello smaltimento dei rifiuti.
Nel periodo intercorso fra il ricorso al TAR e la sentenza successiva, per gli organi interessati al finanziamento, realizzazione e gestione del nuovo inceneritore, sembrava che nessun giudizio fosse all’analisi dei giudici. Infatti la propaganda politica nei nostri territori era improntata dalla presunzione che nulla sarebbe cambiato nella costruzione del megainceneritore. A conferma di ciò abbiamo visto nascere una fotocopia di AER SPA nella Società a Responsabilità Limitata ( AER IMPIANTI SRL) a cui la Provincia, Egregio Assessore, si è affrettata nel trasferimento dell’autorizzazione (AIA) .
E’ strano che non si sia accorto dell’intervento delle associazioni, del loro legittimo controllo sulle azioni dell’Amministrazione Pubblica che ha portato, con la Sentenza, all’annullamento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di quella stessa Autorizzazione Integrata Ambientale ( così velocemente passata da una Società all’altra), riaffermando quanto sia essenziale il ruolo della partecipazione dei cittadini ai processi che li vedono coinvolti nella loro salute, economia e qualità della vita. Eppure le Leggi Regionali sui vari tipi di impatti ambientali, sanitari e sulla sostenibilità di cui è improntata tutta la normativa regionale sul governo del territorio sono state fatte proprio da quel partito che gli ha permesso di svolgere il ruolo che riveste attualmente.
Ciò nonostante la comunicazione alla collettività di cui Lei è strumento, amplifica il messaggio di una emergenza rifiuti tale che sembra impossibile da risolvere in altri modi, generando ansia nei cittadini, fino a farli convincere che l’unica strada sia quella dell’incenerimento. Ma è la realtà esistente dietro a tutto l’affare inceneritori provoca inquietudine. Abbiamo vissuto, nemmeno con ansia ma con angoscia, l’emergenza delle strade di Napoli con mucchi enormi di rifiuti che bruciavano generando quantità inimmaginabili di diossina e il miracolo di S.Gennaro Berlusconi che in pochi giorni ha ripulito tutto. Stranamente, in questi anni di crescita della coscienza ambientalista, l’emergenza napoletana è stata propinata più volte alla nostra popolazione provinciale come un messaggio sull’improcastinabile necessità della costruzione degli inceneritori.
Qualche giorno prima dello scandalo delle grandi opere della Protezione Civile era apparso nei giornali un altrettanto gravissimo scandalo: quello delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, la maggior parte proveniente dalla bonifica di Bagnoli, smaltiti illegalmente chissà in quali siti, dispersi, si diceva nei giornali, anche in aree a tutela ambientale, forse bruciati.
Guarda caso una delle Aziende indagate, che sembra abbia un ruolo primario, ha sede nella nostra regione e possiede una regolare Autorizzazione Integrata Ambientale.
Si è parlato nei media che in questa operazione ci fosse odore di mafia e i nostri politici regionali si sono affrettati nei distinguo, in promesse politichesi future, in posizioni ponziopilatesche.
Adesso non sappiamo più nulla. Forse l’informazione corretta potrebbe far male alla ricerca di consenso elettorale.
Perchè Assessore, non ci parla per esempio delle centinaia di migliaia di euro, forse milioni spesi per le procedure, per i progetti, per le consulenze assegnate per costruire questo castello di carte del Piano Rifiuti in cui gli inceneritori con i loro cugini cementifici sono le basi portanti. Ricordo quando il precedente Presidente della Provincia spese migliaia di euro di denaro pubblico per impestare Firenze di maximanifesti con un cittadino immerso nella cacca fino al collo, illustrando così quello che sarebbe successo senza inceneritori. Il novello Dalì, il Genio fiorentino e chi più ne ha più ne metta! Se questa è la qualità dell’informazione e il senso del buon gusto, ne facciamo volentieri a meno.
Ci spieghi perché la Toscana è la Regione con la maggiore quantità di rifiuti procapite prodotta e non ci chiarisce perché ai rifiuti urbani vengono conteggiati anche quelli assimilati.
E infine perché non risponde dell’evidente bluff della raccolta differenziata raccontandoci dove va a finire. In barba alle definizioni della legge stessa che prevede il riciclo, il riutilizzo o il corretto recupero.
Mi domando con quale coraggio si possa fare opposizione ad un regime in cui la trasparenza e correttezza delle informazioni, il potere sui media sono le armi che lo fanno tale.
rosini
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domenica 14 marzo 2010
CAMPAGNA IN DIFESA DEL LATTE MATERNO
Con il sostegno dell'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente ISDE
Montale 8 marzo 2010
APPELLO A TUTTE LE DONNE NELLE ISTITUZIONI
NAZIONALI ED INTERNAZIONALI:
NAZIONALI ED INTERNAZIONALI:
Parlare del latte materno contaminato da sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire sollevare il velo su una questione che mette in crisi, che fa venire i brividi, che ci fa riflettere sul livello di degenerazione raggiunto.
Oramai l'argomento non può più essere taciuto e prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo contenga quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, non può più essere questione di pochi specialisti di settore, ma è ora che anche le persone comuni, soprattutto le donne che allattano, o che sono in procinto di farlo, siano informate e siano messe in grado di opporsi a questa “barbarie di specie”:
ANCHE IL LATTE MATERNO E’ GRAVEMENTE INQUINATO!
L'umanità distrugge la sua stessa discendenza!
Occasioni per parlarne non ne sono mai mancate, ma stavolta la questione è venuta prepotentemente alla ribalta grazie a due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), che si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte.
L’analisi del latte è stata eseguita in un laboratorio accreditato ed i campioni provengono da madri di circa 30 anni, con stili di vita sani ma con storie diverse (al primo parto / più parti e pregressi aborti). I costi degli esami sono stati sostenuti dal Comitato Contro l’inceneritore di Montale, grazie ai contributi dei cittadini desiderosi di conoscere lo stato di salute della popolazione, in particolare dei bambini, che da oltre 30 anni subisce le emissioni dell’inceneritore, che brucia rifiuti urbani, ma non solo.
Le analisi hanno confermato quello che era già stato evidenziato dai campionamenti fatti da ASL e ARPAT sui terreni e sugli alimenti: pesante contaminazione da diossine e PCB.
Purtroppo, così come niente è stato fatto per impedire la produzione vendita e commercializzazione dei cibi contaminati provenienti dalle zone poste in area di ricaduta dell’impianto (polli pesantemente contaminati da diossina che continuano ad essere mangiati) niente viene fatto neppure per la contaminazione del latte materno.
Eppure che l’inceneritore sia parte in causa della pesante contaminazione ormai è fuori di dubbio! Il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontrati nei campioni di latte materno è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto ( analisi a camino di ARPA e del gestore) ed a quello dei PCB riscontrati nelle carni di pollo.
Questa è l'ulteriore conferma di come diossine e PCB che escono dai camini degli inceneritori di vecchia e nuova generazione si ritrovano poi nei terreni, nei cibi che mangiamo, nell'acqua e... alla fine della catena, nel latte materno e poi nei nostri bambini.
ALLATTARE I PROPRI FIGLI CON SERENITA’ E’ UN DIRITTO BASILARE:
LE DONNE VOGLIONO TRASMETTERE AI PROPRI FIGLI LA VITA, NON i VELENI
Abbiamo scoperto che dicono il vero….questa è la pesante realtà che si registra in tutte le aree dove sono in funzione impianti di incenerimento, impianti industriali e quant’altro
Noi, donne che ci firmiamo DONNE PER LA VITA, ci chiediamo e chiediamo a voi:
• E’ questo il progresso?
• I nostri bambini sono sempre più ammalati: allergie, asma, infezioni respiratorie, ma anche tumori: è questo ciò che vogliamo per loro?
• E’ questo il futuro che stiamo preparando ai nostri figli ?
• Davvero vogliamo una società che non solo brucia risorse, quando potrebbe riutilizzarle, ma che brucia anche la vita?
NOI DICIAMO BASTA!
Noi vogliamo la SALUTE per i nostri figli
Noi non vogliamo avvelenarli già prima di nascere e poi col nostro latte!
Facciamo appello alla vostra ragione, al senso di responsabilità, all’amore, all’affetto che anche voi non potete non nutrire verso le vostre creature, unitevi a noi per fermare questo scempio,
siate anche voi Donne per la Vita!
Una firma per la vita:
scarica qui il modulo per la raccolta delle firme
* appena possibile vi segnaleremo come e a chi recapitarlo
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giovedì 11 marzo 2010
Ha vinto il buon senso!
Ebbene il Tribunale Amministrativo Regionale ha emesso sentenza sul Ricorso presentato dalla Fattoria di Selvapiana, dall’ Associazione Valdisieve e da Italia Nostra, contro la costruzione del nuovo Inceneritore,
contrabbandato come un ampliamento del vecchio e pericoloso impianto, ormai catorcio, dei “Cipressi” in Selvapiana.
Il buon senso e la corretta applicazione della Legge hanno soffocato le protervie politiche, gli interessi privati e le magie interpretative di chi a tutti i costi voleva imporre la costruzione del mostruoso forno di Selvapiana.
Il cappello del prestigiatore è stato sollevato e i cittadini dalla platea hanno incominciato a fischiare e lanciare pomodori.
Intanto il ferrovecchio esistente, che nell’ultima scena doveva essere ricoperto di edera pacificatoria per placare la coscienza dei falsi ambientalisti, è scosso dagli ultimi sussulti di fumo inquinante. A nulla è servito l’accanimento terapeutico legittimato a suon di Atti come medicine salvavita. Anche il miglior politico o tecnico cerusico ha rinunciato alla speranza di un miracolo.
A giugno di quest’anno dovrà chiudere definitivamente e la Valdisieve, con i suoi prati, le sue foreste boschive e la sua operosità agricola, si sveglierà con un’aria nuova. Un luogo incantevole guarito da una delle sue ferite più purulente.
Questa sentenza terapeutica si estenderà anche alle metastasi che si sono formate intorno al vecchio comatoso inceneritore.
Travolgerà la coscienza di quei soggetti locali e sovracomunali che hanno speso anni e fondato la loro sopravvivenza politica sulla bontà del simulacro dell’incenerimento.
Credo che i romantici del fantasma del centralismo democratico, i raccomandati, i carrieristi della politica che nella scena non hanno nessuna importanza, siano smarriti, senza indicazioni, rinchiusi come i paguri dentro il proprio guscio.
Peccato che non riescano a percepire che dall’aria pulita esca un messaggio nuovo, una richiesta di impegno nel prendere consapevolezza dei nostri rifiuti, di non rimuoverli come qualcosa di sporco che bruciando acquieta la coscienza.
Peccato che non riescano a capire che solo diminuendoli, dividendoli e riutilizzandoli potremo impedire che prevalga il principio dell’autodistruzione.
rosini
--> Documentazione sul Ricorso al TAR, sintesi e sentenza, a lato nella sezione "Documenti"
contrabbandato come un ampliamento del vecchio e pericoloso impianto, ormai catorcio, dei “Cipressi” in Selvapiana.
Il buon senso e la corretta applicazione della Legge hanno soffocato le protervie politiche, gli interessi privati e le magie interpretative di chi a tutti i costi voleva imporre la costruzione del mostruoso forno di Selvapiana.
Il cappello del prestigiatore è stato sollevato e i cittadini dalla platea hanno incominciato a fischiare e lanciare pomodori.
Intanto il ferrovecchio esistente, che nell’ultima scena doveva essere ricoperto di edera pacificatoria per placare la coscienza dei falsi ambientalisti, è scosso dagli ultimi sussulti di fumo inquinante. A nulla è servito l’accanimento terapeutico legittimato a suon di Atti come medicine salvavita. Anche il miglior politico o tecnico cerusico ha rinunciato alla speranza di un miracolo.
A giugno di quest’anno dovrà chiudere definitivamente e la Valdisieve, con i suoi prati, le sue foreste boschive e la sua operosità agricola, si sveglierà con un’aria nuova. Un luogo incantevole guarito da una delle sue ferite più purulente.
Questa sentenza terapeutica si estenderà anche alle metastasi che si sono formate intorno al vecchio comatoso inceneritore.
Travolgerà la coscienza di quei soggetti locali e sovracomunali che hanno speso anni e fondato la loro sopravvivenza politica sulla bontà del simulacro dell’incenerimento.
Credo che i romantici del fantasma del centralismo democratico, i raccomandati, i carrieristi della politica che nella scena non hanno nessuna importanza, siano smarriti, senza indicazioni, rinchiusi come i paguri dentro il proprio guscio.
Peccato che non riescano a percepire che dall’aria pulita esca un messaggio nuovo, una richiesta di impegno nel prendere consapevolezza dei nostri rifiuti, di non rimuoverli come qualcosa di sporco che bruciando acquieta la coscienza.
Peccato che non riescano a capire che solo diminuendoli, dividendoli e riutilizzandoli potremo impedire che prevalga il principio dell’autodistruzione.
rosini
--> Documentazione sul Ricorso al TAR, sintesi e sentenza, a lato nella sezione "Documenti"
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IL TAR HA ACCOLTO I RICORSI CONTRO L'INCENERITORE DI SELVAPIANA
Grande svolta del ricorso al TAR contro il nuovo inceneritore di Selvapiana. Sono molti i motivi sui quali il Tar ci dà ragione. Solo per fare qualche esempio (ma i dettagli ve li comunicheremo dopo aver letto nei dettagli la sentenza): la questione paesaggistica con il parere della Soprintendenza che è stato considerato ambiguo perchè "orientativamente favorevole"; l'ambiguità sulla tipologia e sul quantitativo dei rifiuti che non è stato specificato, e altro.
Quindi la sentenza entra nel merito, nella sostanza, e non solo su "vizi formali" come è già stato commentato dalla Provincia.Un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato e sostenuto le posizioni dell'Associazione Valdisieve, al team di Avvocati che hanno fatto un ottimo lavoro, ad Italia Nostra che ci ha consentito di portare le motivazioni dell'Associazione davanti al TAR che, come poi è successo, ha ritenuto che noi fossimo nati "ad hoc" per questo problema, e quindi non ha accettato il nostro ricorso solo per un problema "di tempo" e non nei contenuti (che ricordo sono gli stessi degli altri ricorrenti).
E ORA OCCORRE ANDARE AVANTI PER EVITARE DI FARLO COSTRUIRE E PER CHIUDERE QUELLO VECCHIO PROPONENDO TUTTE LE ALTERNATIVE POSSIBILI PER UNA GESTIONE DEI RIFIUTI CHE NON MIRI SOLO AGLI INTERESSI MA CHE PRENDA IN SERIA CONSIDERAZIONE LA RIDUZIONE ALLA FONTE, IL RIUTILIZZO, IL RICICLO, RACCOLTA PORTA A PORTA SELETTIVA E CON TARIFFA PUNTUALE (in modo che chi più inquina più paga), SELEZIONE ULTERIORE DELL'INDIFFERENZIATO CHE RIMANE, INFINE LA DISCARICA (che è necessaria anche se si usano gli inceneritori perchè questi fanno più del 30% di rifiuti speciali-pericolosi!!!! A tal proposito vi invitiamo a dare un' occhiata a questa tabella che dimostra come i 13 comuni che adereiscono ad aer manderebbero in discarica meno tonnellate di materiale che con l'inceneritore!).
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mercoledì 3 marzo 2010
Il contributo di Marco sul cementificio.....
Ricevo da un socio dell’ Associazione Valdisieve una mail sul cementificio che pubblico con piacere sul blog.
Se volete dare un' occhiata a questo documento: "documento sui cementifici di Medicina Democratica", è molto interessante. Si parla dei cementifici che fanno uso dei rifiuti come combustibile, dei quali il CDR, che sarà prodotto per esempio col selettore di Terranuova, ne è un esempio.
Inoltre, aderendo alla proposta inserita nella lettera, contribuisco con qualche foto.

http://picasaweb.google.it/kappapi64/CementificioDiPelago?feat=directlink
"Ciao, mi chiamo Marco, e anch’io sono un socio dell’Associazione Valdisieve.
Nei giorni passati vi ho inviato una foto scattata da Volognano, che vedeva come sfondo
Pontassieve e San Francesco, avvolti nel sottile velo di fumo proveniente dal cementificio.
Ebbene vi voglio raccontare una storia positiva.
Il 3 dicembre scorso inviai ad ARPAT ed al Comune di Pelago una foto della ciminiera in funzione, scattata lo stesso giorno, nella quale chiedevo delucidazioni sulle emissioni del cementificio e spiegando inoltre che la nube in questione è un fatto ricorrente, e che pertanto, non è dovuto esclusivamente alle condizioni atmosferiche del momento.
Credevo che tutto finisse li, avevo mandato quel messaggio con la sola convinzione sarebbe servito
solo a placare in parte la mia frustrazione ed a mettermi la coscienza a posto, con l’idea di averci almeno provato.
Passano due mesi buoni quando alla riunione dell’associazione svoltasi martedì scorso, sollevando
il problema con i soci presenti, ho avuto la piacevole notizia che ARPAT, sollecitata da una
richiesta proprio del comune di Pelago, ed in seguito ad una segnalazione proveniente da un
cittadino avvenuta il 3 dicembre, aveva inviato, nei giorni di giovedì 10 e venerdì 11 dicembre, due
tecnici allo scopo di eseguire controlli presso il cementificio Italcementi di Pontassieve.
Dal sopralluogo non è stato rilevato niente di anomalo, ma questo ovviamente non è una sorpresa,
in quanto, come vi ho detto prima, è la prassi, per noi cittadini, vedere la nostra valle ricoperta da
quella nube che nasce da un punto ben preciso, per poi diffondersi e ristagnare nella valle tra le
verdi colline che circondano Pontassieve.
Quel niente di anomalo rilevato da ARPAT allora a cosa corrisponde?
A quando risale la normativa a cui si fa riferimento per misurare le polveri emesse dal cementificio?
Quali sono i valori che vengono presi come dati di riferimento come limiti massimi di emissione?
Che rischi corrono i bambini, le donne, noi tutti?
Chi tra questi enti e comuni si prende la responsabilità di farci respirare chissà quale veleno?
Bene, vi chiedo uno sforzo, ma che sono sicuro che se saremo tutti insieme a compierlo qualcuno
dovrà pure ascoltarci, fornirci una risposta concreta, ma soprattutto una risposta rassicurante!
Non chiediamo altro che la tutela della nostra salute, un diritto che nessuno dovrebbe toglierci, o
meglio negarci con l’indifferenza alle nostre domande!
La ricerca scientifica rivela la gravità delle patologie legate all’assunzione di inquinanti,
denunciando la grande pericolosità di questo tipo di impianti.
Cosa possiamo fare?
Facciamo sentire la nostra voce, scattando foto quando vediamo qualcosa di anomalo e chiedendo
spiegazioni, inviamole agli enti preposti alla salvaguardia della nostra salute, quali ARPAT e
Comuni, i quali hanno tutti un loro sito internet.
Un ultimo pensiero, ma non per questo meno importante, va a tutti i lavoratori di Italcementi.
Non possiamo, e non dobbiamo fare il modo che la nostra battaglia possa diventare una minaccia
per il loro posto di lavoro, un ricatto per impedirci di proseguire nei nostri scopi.
Entrambi dobbiamo far valere i nostri diritti, la serenità di avere un posto di lavoro fisso è la stessa
di sapere di vivere in un paese in cui quando la mattina ci si sveglia e si aprono le finestre di casa,
non stiamo lasciando i nostri bambini ancora appisolati nei loro letti in preda ad una minaccia
subdola … che agisce nel silenzio e nell’indifferenza più totale.
Marco Cerini , 27/02/2010"
Se volete dare un' occhiata a questo documento: "documento sui cementifici di Medicina Democratica", è molto interessante. Si parla dei cementifici che fanno uso dei rifiuti come combustibile, dei quali il CDR, che sarà prodotto per esempio col selettore di Terranuova, ne è un esempio.
Inoltre, aderendo alla proposta inserita nella lettera, contribuisco con qualche foto.
http://picasaweb.google.it/kappapi64/CementificioDiPelago?feat=directlink
"Ciao, mi chiamo Marco, e anch’io sono un socio dell’Associazione Valdisieve.
Nei giorni passati vi ho inviato una foto scattata da Volognano, che vedeva come sfondo
Ebbene vi voglio raccontare una storia positiva.
Il 3 dicembre scorso inviai ad ARPAT ed al Comune di Pelago una foto della ciminiera in funzione, scattata lo stesso giorno, nella quale chiedevo delucidazioni sulle emissioni del cementificio e spiegando inoltre che la nube in questione è un fatto ricorrente, e che pertanto, non è dovuto esclusivamente alle condizioni atmosferiche del momento.
Credevo che tutto finisse li, avevo mandato quel messaggio con la sola convinzione sarebbe servito
solo a placare in parte la mia frustrazione ed a mettermi la coscienza a posto, con l’idea di averci almeno provato.
Passano due mesi buoni quando alla riunione dell’associazione svoltasi martedì scorso, sollevando
il problema con i soci presenti, ho avuto la piacevole notizia che ARPAT, sollecitata da una
richiesta proprio del comune di Pelago, ed in seguito ad una segnalazione proveniente da un
cittadino avvenuta il 3 dicembre, aveva inviato, nei giorni di giovedì 10 e venerdì 11 dicembre, due
tecnici allo scopo di eseguire controlli presso il cementificio Italcementi di Pontassieve.
Dal sopralluogo non è stato rilevato niente di anomalo, ma questo ovviamente non è una sorpresa,
in quanto, come vi ho detto prima, è la prassi, per noi cittadini, vedere la nostra valle ricoperta da
quella nube che nasce da un punto ben preciso, per poi diffondersi e ristagnare nella valle tra le
verdi colline che circondano Pontassieve.
Quel niente di anomalo rilevato da ARPAT allora a cosa corrisponde?
A quando risale la normativa a cui si fa riferimento per misurare le polveri emesse dal cementificio?
Quali sono i valori che vengono presi come dati di riferimento come limiti massimi di emissione?
Che rischi corrono i bambini, le donne, noi tutti?
Chi tra questi enti e comuni si prende la responsabilità di farci respirare chissà quale veleno?
Bene, vi chiedo uno sforzo, ma che sono sicuro che se saremo tutti insieme a compierlo qualcuno
dovrà pure ascoltarci, fornirci una risposta concreta, ma soprattutto una risposta rassicurante!
Non chiediamo altro che la tutela della nostra salute, un diritto che nessuno dovrebbe toglierci, o
meglio negarci con l’indifferenza alle nostre domande!
La ricerca scientifica rivela la gravità delle patologie legate all’assunzione di inquinanti,
denunciando la grande pericolosità di questo tipo di impianti.
Cosa possiamo fare?
Facciamo sentire la nostra voce, scattando foto quando vediamo qualcosa di anomalo e chiedendo
spiegazioni, inviamole agli enti preposti alla salvaguardia della nostra salute, quali ARPAT e
Comuni, i quali hanno tutti un loro sito internet.
Un ultimo pensiero, ma non per questo meno importante, va a tutti i lavoratori di Italcementi.
Non possiamo, e non dobbiamo fare il modo che la nostra battaglia possa diventare una minaccia
per il loro posto di lavoro, un ricatto per impedirci di proseguire nei nostri scopi.
Entrambi dobbiamo far valere i nostri diritti, la serenità di avere un posto di lavoro fisso è la stessa
di sapere di vivere in un paese in cui quando la mattina ci si sveglia e si aprono le finestre di casa,
non stiamo lasciando i nostri bambini ancora appisolati nei loro letti in preda ad una minaccia
subdola … che agisce nel silenzio e nell’indifferenza più totale.
Marco Cerini , 27/02/2010"
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lunedì 1 marzo 2010
Inceneritore: “Pannelli dimenticati”
Dal Piano Regionale di Gestione dei rifiuti, approvato con Delibera del Consiglio Regionale n.88 del 7/4/88, al punto <4.4.4 Programma di controllo della qualità del sistema di monitoraggio in continuo>, si legge:
“In sede di richiesta dell’Autorizzazione all’ esercizio dell’impianto di trattamento termico, il richiedente dovrà presentare all’Autorità competente un programma di controllo della qualità del sistema di analisi in continuo delle emissioni in atmosfera . L’autorità di controllo valuterà l’adeguatezza del sistema e prescriverà eventuali modifiche e integrazioni.
Ogni impianto di trattamento termico, entro il 1.1.2000, dovrà dotarsi di sistemi di informazione permanente delle emissioni tramite pannelli e dati variabili o monitors visibili continuamente dai cittadini.
Qualora, ritenuto opportuna dall’Amministrazione comunale sul cui territorio è situato l’impianto, devono essere adottati sistemi di informazione permanente in continuo delle emissioni consultabili dall’amministrazione e/o dalla popolazione anche al di fuori dell’impianto.”
Secondo quanto prescritto da questo punto del Piano Regionale Rifiuti citato, già dal primo gennaio del lontano anno 2000, l’inceneritore di Rufina doveva dotarsi di pannelli o monitors, in cui fossero continuamente visibili dai cittadini le emissioni in atmosfera.
Questo obbligo di legge viene “dimenticato” dai responsabili per sette anni, fino al 2007 quando con l’Atto Dirigenziale della Provincia di Firenze, n. 1468 del 30/4/2007, vengono descritte le prescrizioni da rispettare nell’Autorizzazione all’esercizio dell’impianto. L’ultima palla passa allo sportello unico per le attività produttive del Comune di Rufina che deve rendere esecutivo l’Atto della provincia citato.
Il non aver rispettato la norma prevista che rende pubblici i dati in continuo dei vari inquinanti emessi nell’aria può dare adito a diverse spiegazioni del tipo:
Forse non hanno letto la legge fino in fondo dimenticando, guarda caso il punto 4.4.4, magari era stato solo scorso e rispetto alla complessità della gestione di un impianto poteva apparire un elemento residuale. Chissà!
Sta di fatto che nell’obbligo di questo articolo, nessuno dei responsabili, per tanti anni, ha recepito il concetto fondamentale della trasparenza dei dati e della possibilità di un autocontrollo, da parte di tutti cittadini che vivono nell’area interessata, sui livelli di assunzione delle sostanze chimiche nel proprio organismo. Se volessi essere pignolo mi verrebbe da pensare che tutti i richiami e le norme previste in Leggi Nazionali, Decreti e Leggi Regionali sui diritti alla partecipazione dei cittadini, ai principi di sostenibilità e alla tutela della Salute pubblica siano stati “rimossi” dalla loro coscienza politica.
Una conferma ai miei dubbi potrebbe essere rappresentata da quelle che sembrano ricorrenti magie degli atti dirigenziali. Non siamo illustri tecnici, ma gente del popolo che deve respirare “in continuo” mix di sostanze tossiche e deve avere la sicurezza sulle quantità assunte. Sicurezza che gli giunge, quando giunge, da Organi pubblici in base a iperboliche statistiche che rispondono a criteri di programmi informatici, di leggi obsolete che permettono ad esempio, al Cementificio, definito dalla legge impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi, di sparare nell’aria probabilmente fino al 2013, il frutto dell’incenerimento, con la stessa quantità di sostanze che produceva nel 1989.
Dunque, non siamo tecnici e per questo che la Provincia di Firenze dovrebbe spiegarci alcune cose:
• Il Piano Regionale dice che ogni impianto deve dotarsi di pannelli o monitors in cui siano visibili permanentemente i dati delle emissioni in continuo (dati reali).
L’Atto Dirigenziale n. 1468, della Provincia, nel punto 2 delle disposizioni fa sorgere il dubbio dell’uso di un primo ingrediente dell’alchimia interpretativa, infatti:
“ 2) I dati pubblicizzati dovranno esprimere le medie giornaliere con i limiti di riferimento di legge, per gli opportuni confronti ed i commenti relativi”.
Quindi i nostri pannelli, che non esistono, secondo la Provincia non ci dovrebbero dare i dati reali in continuo che provengono dal sistema di analisi, come dice il Piano Regionale, ma le medie risultanti da un complicatissimo programma informatico stabilito dagli analisti.
• Il secondo ingrediente della magia degli atti è al punto 3) :” Il sistema dovrà essere consultabile, 24 ore su 24, dalla Pubblica Amministrazione e dalla popolazione ( ndr. anche da chi non possiede, o non ha pratica di computer)secondo le seguenti modalità:
a) per tramite sito internet della Ditta AER SPA ( ndr. Il Piano Regionale prevede invece pannelli o monitors all’interno dell’impianto, visibili permanentemente dai cittadini)
b) per tramite PMI (Punti Multimediali informatici) presso l’Amministrazione di Rufina.
( ndr. In questo punto il tecnico responsabile “ha volato alto” poiché, sempre secondo il Piano della Regione, è l’Amministrazione Comunale e non la Provincia, che stabilisce, se lo ritiene opportuno, di installare o meno pannelli, anche al di fuori dell’Impianto. Penso che l’Amministrazione di Rufina non abbia gradito, comunque sia, trattasi di pannelli visibili e non di risultati di un programma informatico da leggersi in una pagina web) .
c) per tramite i PMI presenti in tutto il territorio della Provincia (ndr. il “volo” del nostro tecnico è diventato stratosferico poiché ha immaginato che i cittadini di Rufina, Pelago e Pontassieve che non hanno il computer, ogni tanto, organizzino una gita per andare non so, a Peretola , a S.Donnino, oppure dove si trova questo ridondante Punto Multimediale Informatico).”
Ribadita la mia contrarietà a questa interpretazione del Piano regionale rifiuti, vorrei ricordare che nello stesso Atto Dirigenziale viene disposta, per la messa a norma dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, la scadenza all’anno 2007.
Dopo tre anni a che punto siamo?
rosini
“In sede di richiesta dell’Autorizzazione all’ esercizio dell’impianto di trattamento termico, il richiedente dovrà presentare all’Autorità competente un programma di controllo della qualità del sistema di analisi in continuo delle emissioni in atmosfera . L’autorità di controllo valuterà l’adeguatezza del sistema e prescriverà eventuali modifiche e integrazioni.
Ogni impianto di trattamento termico, entro il 1.1.2000, dovrà dotarsi di sistemi di informazione permanente delle emissioni tramite pannelli e dati variabili o monitors visibili continuamente dai cittadini.
Qualora, ritenuto opportuna dall’Amministrazione comunale sul cui territorio è situato l’impianto, devono essere adottati sistemi di informazione permanente in continuo delle emissioni consultabili dall’amministrazione e/o dalla popolazione anche al di fuori dell’impianto.”
Secondo quanto prescritto da questo punto del Piano Regionale Rifiuti citato, già dal primo gennaio del lontano anno 2000, l’inceneritore di Rufina doveva dotarsi di pannelli o monitors, in cui fossero continuamente visibili dai cittadini le emissioni in atmosfera.
Questo obbligo di legge viene “dimenticato” dai responsabili per sette anni, fino al 2007 quando con l’Atto Dirigenziale della Provincia di Firenze, n. 1468 del 30/4/2007, vengono descritte le prescrizioni da rispettare nell’Autorizzazione all’esercizio dell’impianto. L’ultima palla passa allo sportello unico per le attività produttive del Comune di Rufina che deve rendere esecutivo l’Atto della provincia citato.
Il non aver rispettato la norma prevista che rende pubblici i dati in continuo dei vari inquinanti emessi nell’aria può dare adito a diverse spiegazioni del tipo:
Forse non hanno letto la legge fino in fondo dimenticando, guarda caso il punto 4.4.4, magari era stato solo scorso e rispetto alla complessità della gestione di un impianto poteva apparire un elemento residuale. Chissà!
Sta di fatto che nell’obbligo di questo articolo, nessuno dei responsabili, per tanti anni, ha recepito il concetto fondamentale della trasparenza dei dati e della possibilità di un autocontrollo, da parte di tutti cittadini che vivono nell’area interessata, sui livelli di assunzione delle sostanze chimiche nel proprio organismo. Se volessi essere pignolo mi verrebbe da pensare che tutti i richiami e le norme previste in Leggi Nazionali, Decreti e Leggi Regionali sui diritti alla partecipazione dei cittadini, ai principi di sostenibilità e alla tutela della Salute pubblica siano stati “rimossi” dalla loro coscienza politica.
Una conferma ai miei dubbi potrebbe essere rappresentata da quelle che sembrano ricorrenti magie degli atti dirigenziali. Non siamo illustri tecnici, ma gente del popolo che deve respirare “in continuo” mix di sostanze tossiche e deve avere la sicurezza sulle quantità assunte. Sicurezza che gli giunge, quando giunge, da Organi pubblici in base a iperboliche statistiche che rispondono a criteri di programmi informatici, di leggi obsolete che permettono ad esempio, al Cementificio, definito dalla legge impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi, di sparare nell’aria probabilmente fino al 2013, il frutto dell’incenerimento, con la stessa quantità di sostanze che produceva nel 1989.
Dunque, non siamo tecnici e per questo che la Provincia di Firenze dovrebbe spiegarci alcune cose:
• Il Piano Regionale dice che ogni impianto deve dotarsi di pannelli o monitors in cui siano visibili permanentemente i dati delle emissioni in continuo (dati reali).
L’Atto Dirigenziale n. 1468, della Provincia, nel punto 2 delle disposizioni fa sorgere il dubbio dell’uso di un primo ingrediente dell’alchimia interpretativa, infatti:
“ 2) I dati pubblicizzati dovranno esprimere le medie giornaliere con i limiti di riferimento di legge, per gli opportuni confronti ed i commenti relativi”.
Quindi i nostri pannelli, che non esistono, secondo la Provincia non ci dovrebbero dare i dati reali in continuo che provengono dal sistema di analisi, come dice il Piano Regionale, ma le medie risultanti da un complicatissimo programma informatico stabilito dagli analisti.
• Il secondo ingrediente della magia degli atti è al punto 3) :” Il sistema dovrà essere consultabile, 24 ore su 24, dalla Pubblica Amministrazione e dalla popolazione ( ndr. anche da chi non possiede, o non ha pratica di computer)secondo le seguenti modalità:
a) per tramite sito internet della Ditta AER SPA ( ndr. Il Piano Regionale prevede invece pannelli o monitors all’interno dell’impianto, visibili permanentemente dai cittadini)
b) per tramite PMI (Punti Multimediali informatici) presso l’Amministrazione di Rufina.
( ndr. In questo punto il tecnico responsabile “ha volato alto” poiché, sempre secondo il Piano della Regione, è l’Amministrazione Comunale e non la Provincia, che stabilisce, se lo ritiene opportuno, di installare o meno pannelli, anche al di fuori dell’Impianto. Penso che l’Amministrazione di Rufina non abbia gradito, comunque sia, trattasi di pannelli visibili e non di risultati di un programma informatico da leggersi in una pagina web) .
c) per tramite i PMI presenti in tutto il territorio della Provincia (ndr. il “volo” del nostro tecnico è diventato stratosferico poiché ha immaginato che i cittadini di Rufina, Pelago e Pontassieve che non hanno il computer, ogni tanto, organizzino una gita per andare non so, a Peretola , a S.Donnino, oppure dove si trova questo ridondante Punto Multimediale Informatico).”
Ribadita la mia contrarietà a questa interpretazione del Piano regionale rifiuti, vorrei ricordare che nello stesso Atto Dirigenziale viene disposta, per la messa a norma dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, la scadenza all’anno 2007.
Dopo tre anni a che punto siamo?
rosini
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martedì 9 febbraio 2010
Il primo viaggio fra i tetti
L’atro giorno sono andato, come tutti i giorni e come tanti genitori, a prendere la bambina alla scuola Media M. Maltoni a Pontassieve.
Mentre aspettavo che suonasse la campanella, ho sentito un fruscio di ali sopra alla mia testa, mi sono girato e ho visto vicino a me un passerotto impaurito che mi ha detto: -vieni con me sul tetto!
- ma come faccio?.- Gli dico.
-Ti ci porto io, ma poi rispondi ad una mia domanda-
In un batter di ali mi sono trovato sul tetto del Chino Chini e su quello della Scuola Media.
-Adesso fammi la domanda-
E lui:
MA QUELLO CHE VEDI E’ AMIANTO?
PARLIAMO DI AMIANTO
L’amianto proviene dalla parola greca ASBESTO che significa: “Incorruttibile”, “Inestinguibile”, “Indistruttibile”. Possiede proprietà isolanti, ignifughe, fonoassorbenti. Per queste sue qualità nel passato è stato usato in quantità inimmaginabili. Nel XX secolo, in tutto il mondo, ne sono state accumulate 173 milioni di Tonnellate.
Fu impiegato per una moltitudine di usi quali: piastre isolanti per ferri da stiro, guanti da forno, schermi cinematografici, carrozze ferroviarie. Ed ancora: Teatri, Cinema, Scuole coibentate con amianto spruzzato sulle pareti.Da una ricerca di Legambiente su 94 Capoluoghi di Provincia il 12% delle scuole contiene ancora amianto. La sua economicità faceva sbizzarrire la fantasia di tantissime aziende, in particolare quelle legate all’edilizia che realizzavano coperture dei tetti in lastre piane o ondulate con una mistura di amianto e cemento.
Quando questo materiale, chiamato ETERNIT, è in buono stato di conservazione ha la caratteristica di non essere friabile quindi non eccessivamente pericoloso. Se, però, lo stesso viene esposto ad agenti atmosferici, subisce un progressivo degrado dovuto a piogge, sbalzi termici, vento e, a distanza di anni dall’installazione possono verificarsi rilasci di fibre. Le fibre di amianto,liberate nell’aria possono essere causa di gravi malattie dell’apparato respiratorio.
La ricerca ha ormai dimostrato in maniera definitiva che l’esposizione prolungata all’ASBESTO aumenta sensibilmente i rischi di neoplasie come il carcinoma polmonare e altre forme tumorali degli organi interni. Tra le varie forme di cancro da esposizione all’amianto vi è il MESOTELIOMA, un tipo di tumore che si sviluppa a carico della membrana che riveste i polmoni.
La sua comparsa avviene solitamente a 30 anni di distanza dall’inizio dell’esposizione.
Questo lunghissimo tempo di incubazione diminuisce le probabilità della sua insorgenza per le persone anziane che supererebbero il livello di vita medio.
Le fasce più colpite sono quelle con aspettativa di vita maggiore cominciando dai bambini, dai giovani e così via.
Questa caratteristica del tempo di incubazione per qualche soggetto pubblico o privato detentore di amianto, sembra che agisca come sedativo della coscienza sulla salute pubblica.
Magari, vista la complessità e i costi per una rimozione corretta, come da normative di legge, pensano che fra trenta anni loro forse non ci sono più e forse la scienza avrà già trovato la cura per queste micidiali malattie. Ci penseranno i prossimi proprietari o i prossimi amministratori!!!
Credo che sia importante invece riaffermare un principio fondamentale:
coloro che non agiscono nella bonifica, secondo le normative, non solo sono contro la legge ma ipotecano la vita della collettività presente e futura.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Per sapere come smaltirlo: http://www.aerspa.it/aer1/rd/amianto.htm
Mentre aspettavo che suonasse la campanella, ho sentito un fruscio di ali sopra alla mia testa, mi sono girato e ho visto vicino a me un passerotto impaurito che mi ha detto: -vieni con me sul tetto!
- ma come faccio?.- Gli dico.
-Ti ci porto io, ma poi rispondi ad una mia domanda-
In un batter di ali mi sono trovato sul tetto del Chino Chini e su quello della Scuola Media.
-Adesso fammi la domanda-
E lui:
MA QUELLO CHE VEDI E’ AMIANTO?
PARLIAMO DI AMIANTO
L’amianto proviene dalla parola greca ASBESTO che significa: “Incorruttibile”, “Inestinguibile”, “Indistruttibile”. Possiede proprietà isolanti, ignifughe, fonoassorbenti. Per queste sue qualità nel passato è stato usato in quantità inimmaginabili. Nel XX secolo, in tutto il mondo, ne sono state accumulate 173 milioni di Tonnellate.
Fu impiegato per una moltitudine di usi quali: piastre isolanti per ferri da stiro, guanti da forno, schermi cinematografici, carrozze ferroviarie. Ed ancora: Teatri, Cinema, Scuole coibentate con amianto spruzzato sulle pareti.Da una ricerca di Legambiente su 94 Capoluoghi di Provincia il 12% delle scuole contiene ancora amianto. La sua economicità faceva sbizzarrire la fantasia di tantissime aziende, in particolare quelle legate all’edilizia che realizzavano coperture dei tetti in lastre piane o ondulate con una mistura di amianto e cemento.
Quando questo materiale, chiamato ETERNIT, è in buono stato di conservazione ha la caratteristica di non essere friabile quindi non eccessivamente pericoloso. Se, però, lo stesso viene esposto ad agenti atmosferici, subisce un progressivo degrado dovuto a piogge, sbalzi termici, vento e, a distanza di anni dall’installazione possono verificarsi rilasci di fibre. Le fibre di amianto,liberate nell’aria possono essere causa di gravi malattie dell’apparato respiratorio.
La ricerca ha ormai dimostrato in maniera definitiva che l’esposizione prolungata all’ASBESTO aumenta sensibilmente i rischi di neoplasie come il carcinoma polmonare e altre forme tumorali degli organi interni. Tra le varie forme di cancro da esposizione all’amianto vi è il MESOTELIOMA, un tipo di tumore che si sviluppa a carico della membrana che riveste i polmoni.
La sua comparsa avviene solitamente a 30 anni di distanza dall’inizio dell’esposizione.
Questo lunghissimo tempo di incubazione diminuisce le probabilità della sua insorgenza per le persone anziane che supererebbero il livello di vita medio.
Le fasce più colpite sono quelle con aspettativa di vita maggiore cominciando dai bambini, dai giovani e così via.
Questa caratteristica del tempo di incubazione per qualche soggetto pubblico o privato detentore di amianto, sembra che agisca come sedativo della coscienza sulla salute pubblica.
Magari, vista la complessità e i costi per una rimozione corretta, come da normative di legge, pensano che fra trenta anni loro forse non ci sono più e forse la scienza avrà già trovato la cura per queste micidiali malattie. Ci penseranno i prossimi proprietari o i prossimi amministratori!!!
Credo che sia importante invece riaffermare un principio fondamentale:
coloro che non agiscono nella bonifica, secondo le normative, non solo sono contro la legge ma ipotecano la vita della collettività presente e futura.
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Per sapere come smaltirlo: http://www.aerspa.it/aer1/rd/amianto.htm
venerdì 29 gennaio 2010
MATRIX
Nei pressi dell’Inceneritore di Montale, nella zona di ricaduta degli inquinanti è stata rilevata diossina nel latte materno di alcune madri in fase di allattamento.Niente di tragico dice la ASL3, noi lo sapevamo ma non potevamo avvertire perché altrimenti le mamme avrebbero interrotto l’allattamento!
D’altronde, continua la ASL3, siamo nella norma dell’avvelenamento di città fortemente industrializzate e interrompere l’allattamento significherebbe privare il neonato di sostanze importanti necessarie alla sua crescita.. (http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/«mamme-continuate-ad-allattare»-lappello-di-asl-e-amministratori/1844364?edizione=Pistoia).
Non so chi abbia scritto questo comunicato in risposta alla denuncia dei comitati contro l’inceneritore che hanno sollevato il problema, facendo effettuare analisi a proprie spese ad alcune donne residenti nella zona di ricaduta delle sostanze inquinanti dell’inceneritore.
Sicuramente non è un medico, poiché se lo fosse, Ippocrate lo perseguiterebbe tutta la vita oppure dovrebbe dimettersi dalla sua professione perché non ha assolutamente capito il valore della vita umana.
Forse l’ha scritto un amministratore che degli effetti della diossina “non ne capisce una mazza”, mentre invece è molto specializzato su quello che produrrebbe, per la sua posizione lavorativa (magari ottenuta con il frutto di buone parole), una forte denuncia della gravità della cosa.
Ma in fondo, non è importante chi l’ha scritto poiché è semplicemente un personaggio di matrix, chiuso nel guscio virtuale che gli è stato assegnato in questo grande videogame che ha trasformato la nostra società.
Lui, come me che scrivo, abbiamo pochi decenni ancora per continuare a giocare cercando di vincere, mentre l’aspettativa di vita per un neonato è molto, molto più lunga a meno che non la interrompiamo, con un tumore o con altra malattia mortale, fra dieci anni o qualche cosa di più, comunque molto meno di quello che siamo vissuti noi.
rosini
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