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venerdì 16 luglio 2010

L'inceneritore che "non esiste"!

     L'immagine della casa colonica con lo sfondo l'inceneritore che non esiste, (poiché è stata creata al computer) è visibile su internet ed è a disposizione di un numero enorme di utenti.  Con questo vergognoso cubo virtuale riempito di edera, che probabilmente si rifiuterà di crescere fra i miasmi, che vuole abituare l’occhio ad un prossimo futuro di paesaggio precostruito ed innaturale, quella bellissima casa torre diventa anacronistica e fa pensare ad una cosa che appartiene al passato.   
     Penso solidalmente all’Azienda proprietaria di quella casa che detiene il marchio del vino sulla dicitura e alla storia secolare di certosino lavoro agricolo per sviluppare il gusto, apprezzato in tutto il mondo, del frutto delle meravigliose vigne che, per fortuna ancora esistono.
     Senza quel mostro virtuale, il cartello del vino chianti Selvapiana, scritto sulla facciata di una casa colonica in mezzo alle vigne, ha un forte ascendente pubblicitario e rappresenta una preziosità paesaggistica che può attirare turismo.
     Per questo quell'immagine è una pura provocazione dettata dalla rabbia di chi da anni aveva già assaporato il ritorno politico di questa tragica scelta , degli interessi vari che sarebbero circolati insieme ai rifiuti e invece ha visto crollare i suoi progetti.
    Per la stessa collera sono diventati arroganti al punto di anticipare decisioni sulla fattibilità dell’inceneritore che dovevano essere ancora vagliate istituzionalmente e da organismi, come il TAR che puntualmente li ha smentiti.
     Sentirsi colpiti nel vivo della loro infallibilità di tecnici che scambiano il loro ruolo di servitori della politica, quella nobile, con una autonomia che è limitata dalla democrazia e dall’uso corretto delle istituzioni, li ha sbarellati a tal punto dal voler perseguire una battaglia contro quella stessa partecipazione che tanto viene decantata, anche nelle Leggi della Regione, dando per scontato che tutto sarebbe stato realizzato. Ad ogni osservazione dei cittadini, dubbio legittimo di fasce sociali e produttive, paure per la salute hanno voluto rispondere come si risponde ad un antagonista, in maniera opposta.
     L'arroganza , l'assoluta mancanza del senso del rispetto della collettività e del principio di massima precauzione per la salute pubblica, non solo li ha resi aggressivi nelle immagini ma così ciechi e presuntuosi da erigersi al di sopra di un tribunale amministrativo interpretando a proprio uso e consumo le sue sentenze.

Paolo



fonte rendering edera:
sito Aer Spa >> http://www.termovalorizzatore.it/thermo/prgt2/Elaborati%20Agosto%202007/Allegato%2015/img15.zip

sabato 20 marzo 2010

Caro Assessore Provinciale

          siamo sotto elezioni regionali e chi ha fondato la sua politica sull’incenerimento non può abbandonare il traballante piedistallo che fino ad ora lo ha sorretto.
          Prescindendo da una evidente realtà dell’impossibilità, da qui a qualche anno, di costruire impianti di incenerimento che producono nello smaltimento finale dei rifiuti, la misura di un terzo di quelli bruciati, ceneri e fanghi ancora più pericolosi per la salute umana, si cerca di far passare il messaggio nell’opinione pubblica che la sentenza del Tar sull’inceneritore di Selvapiana, non abbia prodotto nessuna reazione politica nelle problematiche dello smaltimento dei rifiuti.
         Nel periodo intercorso fra il ricorso al TAR e la sentenza successiva, per gli organi interessati al finanziamento, realizzazione e gestione del nuovo inceneritore, sembrava che nessun giudizio fosse all’analisi dei giudici. Infatti la propaganda politica nei nostri territori era improntata dalla presunzione che nulla sarebbe cambiato nella costruzione del megainceneritore. A conferma di ciò abbiamo visto nascere una fotocopia di AER SPA nella Società a Responsabilità Limitata ( AER IMPIANTI SRL) a cui la Provincia, Egregio Assessore, si è affrettata nel trasferimento dell’autorizzazione (AIA) .
           E’ strano che non si sia accorto dell’intervento delle associazioni, del loro legittimo controllo sulle azioni dell’Amministrazione Pubblica che ha portato, con la Sentenza, all’annullamento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di quella stessa Autorizzazione Integrata Ambientale ( così velocemente passata da una Società all’altra), riaffermando quanto sia essenziale il ruolo della partecipazione dei cittadini ai processi che li vedono coinvolti nella loro salute, economia e qualità della vita. Eppure le Leggi Regionali sui vari tipi di impatti ambientali, sanitari e sulla sostenibilità di cui è improntata tutta la normativa regionale sul governo del territorio sono state fatte proprio da quel partito che gli ha permesso di svolgere il ruolo che riveste attualmente.
         Ciò nonostante la comunicazione alla collettività di cui Lei è strumento, amplifica il messaggio di una emergenza rifiuti tale che sembra impossibile da risolvere in altri modi, generando ansia nei cittadini, fino a farli convincere che l’unica strada sia quella dell’incenerimento. Ma è la realtà esistente dietro a tutto l’affare inceneritori provoca inquietudine. Abbiamo vissuto, nemmeno con ansia ma con angoscia, l’emergenza delle strade di Napoli con mucchi enormi di rifiuti che bruciavano generando quantità inimmaginabili di diossina e il miracolo di S.Gennaro Berlusconi che in pochi giorni ha ripulito tutto. Stranamente, in questi anni di crescita della coscienza ambientalista, l’emergenza napoletana è stata propinata più volte alla nostra popolazione provinciale come un messaggio sull’improcastinabile necessità della costruzione degli inceneritori.
         Qualche giorno prima dello scandalo delle grandi opere della Protezione Civile era apparso nei giornali un altrettanto gravissimo scandalo: quello delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, la maggior parte proveniente dalla bonifica di Bagnoli, smaltiti illegalmente chissà in quali siti, dispersi, si diceva nei giornali, anche in aree a tutela ambientale, forse bruciati.
         Guarda caso una delle Aziende indagate, che sembra abbia un ruolo primario, ha sede nella nostra regione e possiede una regolare Autorizzazione Integrata Ambientale.
         Si è parlato nei media che in questa operazione ci fosse odore di mafia e i nostri politici regionali si sono affrettati nei distinguo, in promesse politichesi future, in posizioni ponziopilatesche.
         Adesso non sappiamo più nulla. Forse l’informazione corretta potrebbe far male alla ricerca di consenso elettorale.
         Perchè Assessore, non ci parla per esempio delle centinaia di migliaia di euro, forse milioni spesi per le procedure, per i progetti, per le consulenze assegnate per costruire questo castello di carte del Piano Rifiuti in cui gli inceneritori con i loro cugini cementifici sono le basi portanti. Ricordo quando il precedente Presidente della Provincia spese migliaia di euro di denaro pubblico per impestare Firenze di maximanifesti con un cittadino immerso nella cacca fino al collo, illustrando così quello che sarebbe successo senza inceneritori. Il novello Dalì, il Genio fiorentino e chi più ne ha più ne metta! Se questa è la qualità dell’informazione e il senso del buon gusto, ne facciamo volentieri a meno.
        Ci spieghi perché la Toscana è la Regione con la maggiore quantità di rifiuti procapite prodotta e non ci chiarisce perché ai rifiuti urbani vengono conteggiati anche quelli assimilati.
        E infine perché non risponde dell’evidente bluff della raccolta differenziata raccontandoci dove va a finire. In barba alle definizioni della legge stessa che prevede il riciclo, il riutilizzo o il corretto recupero.

Mi domando con quale coraggio si possa fare opposizione ad un regime in cui la trasparenza e correttezza delle informazioni, il potere sui media sono le armi che lo fanno tale.

rosini

giovedì 11 marzo 2010

Ha vinto il buon senso!

Ebbene il Tribunale Amministrativo Regionale ha emesso sentenza sul Ricorso presentato dalla Fattoria di Selvapiana, dall’ Associazione Valdisieve e da Italia Nostra, contro la costruzione del nuovo Inceneritore,
contrabbandato come un ampliamento del vecchio e pericoloso impianto, ormai catorcio, dei “Cipressi” in Selvapiana.

Il buon senso e la corretta applicazione della Legge hanno soffocato le protervie politiche, gli interessi privati e le magie interpretative di chi a tutti i costi voleva imporre la costruzione del mostruoso forno di Selvapiana.

Il cappello del prestigiatore è stato sollevato e i cittadini dalla platea hanno incominciato a fischiare e lanciare pomodori.

Intanto il ferrovecchio esistente, che nell’ultima scena doveva essere ricoperto di edera pacificatoria per placare la coscienza dei falsi ambientalisti, è scosso dagli ultimi sussulti di fumo inquinante. A nulla è servito l’accanimento terapeutico legittimato a suon di Atti come medicine salvavita. Anche il miglior politico o tecnico cerusico ha rinunciato alla speranza di un miracolo.

A giugno di quest’anno dovrà chiudere definitivamente e la Valdisieve, con i suoi prati, le sue foreste boschive e la sua operosità agricola, si sveglierà con un’aria nuova. Un luogo incantevole guarito da una delle sue ferite più purulente.

Questa sentenza terapeutica si estenderà anche alle metastasi che si sono formate intorno al vecchio comatoso inceneritore.

Travolgerà la coscienza di quei soggetti locali e sovracomunali che hanno speso anni e fondato la loro sopravvivenza politica sulla bontà del simulacro dell’incenerimento.

Credo che i romantici del fantasma del centralismo democratico, i raccomandati, i carrieristi della politica che nella scena non hanno nessuna importanza, siano smarriti, senza indicazioni, rinchiusi come i paguri dentro il proprio guscio.

Peccato che non riescano a percepire che dall’aria pulita esca un messaggio nuovo, una richiesta di impegno nel prendere consapevolezza dei nostri rifiuti, di non rimuoverli come qualcosa di sporco che bruciando acquieta la coscienza.

Peccato che non riescano a capire che solo diminuendoli, dividendoli e riutilizzandoli potremo impedire che prevalga il principio dell’autodistruzione.

rosini

--> Documentazione sul Ricorso al TAR, sintesi e sentenza, a lato nella sezione "Documenti"

IL TAR HA ACCOLTO I RICORSI CONTRO L'INCENERITORE DI SELVAPIANA

Grande svolta del ricorso al TAR contro il nuovo inceneritore di Selvapiana. Sono molti i motivi sui quali il Tar ci dà ragione. Solo per fare qualche esempio (ma i dettagli ve li comunicheremo dopo aver letto nei dettagli la sentenza): la questione paesaggistica con il parere della Soprintendenza che è stato considerato ambiguo perchè "orientativamente favorevole"; l'ambiguità sulla tipologia e sul quantitativo dei rifiuti che non è stato specificato, e altro.
Quindi la sentenza entra nel merito, nella sostanza, e non solo su "vizi formali" come è già stato commentato dalla Provincia.
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato e sostenuto le posizioni dell'Associazione Valdisieve, al team di Avvocati che hanno fatto un ottimo lavoro, ad Italia Nostra che ci ha consentito di portare le motivazioni dell'Associazione davanti al TAR che, come poi è successo, ha ritenuto che noi fossimo nati "ad hoc" per questo problema, e quindi non ha accettato il nostro ricorso solo per un problema "di tempo" e non nei contenuti (che ricordo sono gli stessi degli altri ricorrenti).
E ORA OCCORRE ANDARE AVANTI PER EVITARE DI FARLO COSTRUIRE E PER CHIUDERE QUELLO VECCHIO PROPONENDO TUTTE LE ALTERNATIVE POSSIBILI PER UNA GESTIONE DEI RIFIUTI CHE NON MIRI SOLO AGLI INTERESSI MA CHE PRENDA IN SERIA CONSIDERAZIONE LA RIDUZIONE ALLA FONTE, IL RIUTILIZZO, IL RICICLO, RACCOLTA PORTA A PORTA SELETTIVA E CON TARIFFA PUNTUALE (in modo che chi più inquina più paga), SELEZIONE ULTERIORE DELL'INDIFFERENZIATO CHE RIMANE, INFINE LA DISCARICA (che è necessaria anche se si usano gli inceneritori perchè questi fanno più del 30% di rifiuti speciali-pericolosi!!!! A tal proposito vi invitiamo a dare un' occhiata a questa tabella che dimostra come i 13 comuni che adereiscono ad aer manderebbero in discarica meno tonnellate di materiale che con l'inceneritore!).

articolo ripreso dal blog dell'Associazione Valdisieve: http://assovaldisieve.blogspot.com/

lunedì 1 marzo 2010

Inceneritore: “Pannelli dimenticati”

Dal Piano Regionale di Gestione dei rifiuti, approvato con Delibera del Consiglio Regionale n.88 del 7/4/88, al punto <4.4.4 Programma di controllo della qualità del sistema di monitoraggio in continuo>, si legge:
     “In sede di richiesta dell’Autorizzazione all’ esercizio dell’impianto di trattamento termico, il richiedente dovrà presentare all’Autorità competente un programma di controllo della qualità del sistema di analisi in continuo delle emissioni in atmosfera . L’autorità di controllo valuterà l’adeguatezza del sistema e prescriverà eventuali modifiche e integrazioni.
       Ogni impianto di trattamento termico, entro il 1.1.2000, dovrà dotarsi di sistemi di informazione permanente delle emissioni tramite pannelli e dati variabili o monitors visibili continuamente dai cittadini.
     Qualora, ritenuto opportuna dall’Amministrazione comunale sul cui territorio è situato l’impianto, devono essere adottati sistemi di informazione permanente in continuo delle emissioni consultabili dall’amministrazione e/o dalla popolazione anche al di fuori dell’impianto.”
        Secondo quanto prescritto da questo punto del Piano Regionale Rifiuti citato, già dal primo gennaio del lontano anno 2000, l’inceneritore di Rufina doveva dotarsi di pannelli o monitors, in cui fossero continuamente visibili dai cittadini le emissioni in atmosfera.
        Questo obbligo di legge viene “dimenticato” dai responsabili per sette anni, fino al 2007 quando con l’Atto Dirigenziale della Provincia di Firenze, n. 1468 del 30/4/2007, vengono descritte le prescrizioni da rispettare nell’Autorizzazione all’esercizio dell’impianto. L’ultima palla passa allo sportello unico per le attività produttive del Comune di Rufina che deve rendere esecutivo l’Atto della provincia citato.
         Il non aver rispettato la norma prevista che rende pubblici i dati in continuo dei vari inquinanti emessi nell’aria può dare adito a diverse spiegazioni del tipo:
         Forse non hanno letto la legge fino in fondo dimenticando, guarda caso il punto 4.4.4, magari era stato solo scorso e rispetto alla complessità della gestione di un impianto poteva apparire un elemento residuale. Chissà!
         Sta di fatto che nell’obbligo di questo articolo, nessuno dei responsabili, per tanti anni, ha recepito il concetto fondamentale della trasparenza dei dati e della possibilità di un autocontrollo, da parte di tutti cittadini che vivono nell’area interessata, sui livelli di assunzione delle sostanze chimiche nel proprio organismo. Se volessi essere pignolo mi verrebbe da pensare che tutti i richiami e le norme previste in Leggi Nazionali, Decreti e Leggi Regionali sui diritti alla partecipazione dei cittadini, ai principi di sostenibilità e alla tutela della Salute pubblica siano stati “rimossi” dalla loro coscienza politica.
         Una conferma ai miei dubbi potrebbe essere rappresentata da quelle che sembrano ricorrenti magie degli atti dirigenziali. Non siamo illustri tecnici, ma gente del popolo che deve respirare “in continuo” mix di sostanze tossiche e deve avere la sicurezza sulle quantità assunte. Sicurezza che gli giunge, quando giunge, da Organi pubblici in base a iperboliche statistiche che rispondono a criteri di programmi informatici, di leggi obsolete che permettono ad esempio, al Cementificio, definito dalla legge impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi, di sparare nell’aria probabilmente fino al 2013, il frutto dell’incenerimento, con la stessa quantità di sostanze che produceva nel 1989.

Dunque, non siamo tecnici e per questo che la Provincia di Firenze dovrebbe spiegarci alcune cose:

• Il Piano Regionale dice che ogni impianto deve dotarsi di pannelli o monitors in cui siano visibili permanentemente i dati delle emissioni in continuo (dati reali).

L’Atto Dirigenziale n. 1468, della Provincia, nel punto 2 delle disposizioni fa sorgere il dubbio dell’uso di un primo ingrediente dell’alchimia interpretativa, infatti:
    “ 2) I dati pubblicizzati dovranno esprimere le medie giornaliere con i limiti di riferimento di legge, per gli opportuni confronti ed i commenti relativi”.

Quindi i nostri pannelli, che non esistono, secondo la Provincia non ci dovrebbero dare i dati reali in continuo che provengono dal sistema di analisi, come dice il Piano Regionale, ma le medie risultanti da un complicatissimo programma informatico stabilito dagli analisti.

• Il secondo ingrediente della magia degli atti è al punto 3) :” Il sistema dovrà essere consultabile, 24 ore su 24, dalla Pubblica Amministrazione e dalla popolazione ( ndr. anche da chi non possiede, o non ha pratica di computer)secondo le seguenti modalità:
     a) per tramite sito internet della Ditta AER SPA ( ndr. Il Piano Regionale prevede invece pannelli o monitors all’interno dell’impianto, visibili permanentemente dai cittadini)
     b) per tramite PMI (Punti Multimediali informatici) presso l’Amministrazione di Rufina.
( ndr. In questo punto il tecnico responsabile “ha volato alto” poiché, sempre secondo il Piano della Regione, è l’Amministrazione Comunale e non la Provincia, che stabilisce, se lo ritiene opportuno, di installare o meno pannelli, anche al di fuori dell’Impianto. Penso che l’Amministrazione di Rufina non abbia gradito, comunque sia, trattasi di pannelli visibili e non di risultati di un programma informatico da leggersi in una pagina web) .
     c) per tramite i PMI presenti in tutto il territorio della Provincia (ndr. il “volo” del nostro tecnico è diventato stratosferico poiché ha immaginato che i cittadini di Rufina, Pelago e Pontassieve che non hanno il computer, ogni tanto, organizzino una gita per andare non so, a Peretola , a S.Donnino, oppure dove si trova questo ridondante Punto Multimediale Informatico).”

Ribadita la mia contrarietà a questa interpretazione del Piano regionale rifiuti, vorrei ricordare che nello stesso Atto Dirigenziale viene disposta, per la messa a norma dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, la scadenza all’anno 2007.

Dopo tre anni a che punto siamo?

rosini

venerdì 29 gennaio 2010

MATRIX

Nei pressi dell’Inceneritore di Montale, nella zona di ricaduta degli inquinanti è stata rilevata diossina nel latte materno di alcune madri in fase di allattamento.
Niente di tragico dice la ASL3, noi lo sapevamo ma non potevamo avvertire perché altrimenti le mamme avrebbero interrotto l’allattamento!
D’altronde, continua la ASL3, siamo nella norma dell’avvelenamento di città fortemente industrializzate e interrompere l’allattamento significherebbe privare il neonato di sostanze importanti necessarie alla sua crescita.. (http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/«mamme-continuate-ad-allattare»-lappello-di-asl-e-amministratori/1844364?edizione=Pistoia).
Non so chi abbia scritto questo comunicato in risposta alla denuncia dei comitati contro l’inceneritore che hanno sollevato il problema, facendo effettuare analisi a proprie spese ad alcune donne residenti nella zona di ricaduta delle sostanze inquinanti dell’inceneritore.
Sicuramente non è un medico, poiché se lo fosse, Ippocrate lo perseguiterebbe tutta la vita oppure dovrebbe dimettersi dalla sua professione perché non ha assolutamente capito il valore della vita umana.
Forse l’ha scritto un amministratore che degli effetti della diossina “non ne capisce una mazza”, mentre invece è molto specializzato su quello che produrrebbe, per la sua posizione lavorativa (magari ottenuta con il frutto di buone parole), una forte denuncia della gravità della cosa.
Ma in fondo, non è importante chi l’ha scritto poiché è semplicemente un personaggio di matrix, chiuso nel guscio virtuale che gli è stato assegnato in questo grande videogame che ha trasformato la nostra società.
Lui, come me che scrivo, abbiamo pochi decenni ancora per continuare a giocare cercando di vincere, mentre l’aspettativa di vita per un neonato è molto, molto più lunga a meno che non la interrompiamo, con un tumore o con altra malattia mortale, fra dieci anni o qualche cosa di più, comunque molto meno di quello che siamo vissuti noi.
rosini

venerdì 22 gennaio 2010

IL RAGAZZO DELLA VIA GLUK

La fregola dei nostri notabili locali, sudditi della politica provinciale e regionale, di voler a tutti i costi costruire l’unico inceneritore di tutta l’area delle tre province di Firenze, Prato e Pistoia, rischia di far pagare alla Valdisieve un danno socioeconomico e ambientale terrificante. In un’area così ristretta, che addirittura l’onorevole di destra Migliori vorrebbe far riconoscere dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità, le verifiche obbligatorie sulle numerose infrastrutture inquinanti si sovrappongono e diventano strumento di discutibili equilibrismi politici.
Esse, in un tragico balletto di numeri, talvolta incomprensibili ai comuni cittadini, perdono la loro funzione principale: quella di garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell’economia e del patrimonio storico di un territorio riconosciuto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato , in tutta la Toscana,come uno dei più naturali e meno colpiti dal processo di modernizzazione.

Posseggono un atteggiamento altezzoso e dall’alto di un antico Cementificio che sovrasta tutta la Valle e scalda i forni in attesa dei permessi per bruciare Combustibile Da Rifiuti, inalano, a mò d’esempio per tutto il popolo, nuvole di polveri sottili. Hanno i capelli mossi dalla brezza dei venti nuovi e dal nuovo microclima della Valle, generato dai macinapietre della cava che continuano ad abbassare l’altezza della collina. Sono loro, i maggiorenti della Valdisieve, che guardano quel pauroso ferrovecchio dell’inceneritore dei Cipressi. Guardano, e sognano un futuro invaso dal fumo di una ciminiera alta 62 metri, vomitato da 70.000 tonnellate di rifiuti inceneriti, dei quali la maggior parte provengono da false promesse di differenziazione e di riciclo. Come tanti Pinocchio, pensano ai 50 milioni di euro che cresceranno nell’albero delle banche e saranno pagati dai cittadini.

Intanto le sacrosante esigenze dei cittadini di Rufina e delle frazioni limitrofe, attraversate dall’attuale SS67 che, da sempre produce un venefico inquinamento dell’aria nei centri con maggiore densità abitativa, vengono messe nel piatto della politica con un cinismo degno delle migliori performances berlusconiane.
I Sindaci di Rufina, in un estremo tentativo di difesa, per sollecitare la soluzione a questo ormai drammatico problema dei loro cittadini, fanno muro contro la costruzione dell’inceneritore, negando il permesso di costruire e l’autorizzazione paesaggistica allo stesso, fino a quando il problema della viabilità del centro abitato del loro Comune non verrà risolta.

Ma la spregiudicatezza e il senso di impunità dei giocolieri provinciali delle leggi e dei suoi sudditi, trovano subito la soluzione a questo problema che potrebbe, se non viene reso esecutivo il progetto della SS67, far sfumare anche la costruzione dell’inceneritore. Quindi bisogna interrompere il procedimento di verifica in atto sulla strada statale in oggetto, che fino ad ora non è stato molto positivo.
Infatti l’ Autorità di Bacino ha espresso parere negativo alla localizzazione della strada a ridosso del Fiume Sieve in zona ad alto rischio di esondazione. La Comunità Montana Montagna Fiorentina, pur non avendo potere vincolante sul progetto stesso ha espresso 82 osservazioni. Per non dire che la stessa statale corre a ridosso delle casse di espansione che, guarda caso servono ad accogliere le acque di piena per impedire le esondazioni.
I nostri maggiorenti sanno benissimo che se continuano a piovere osservazioni negative il progetto rischia di dover essere sottoposto alla Valutazione di Impatto Ambientale che allungherebbe tantissimo i tempi di realizzazione. Che cosa fanno allora?
Semplicemente archiviano la procedura in atto, prevista dalla Legge regionale 79/98 (art.11) e applicano l’art.20 del DLgs 152/06, cioè un’altra procedura chiamata di assogettabilità.
Il gioco è fatto! Con una serie di piccole modifiche al progetto iniziale possono andare spediti verso la meta, cioè evitare la Valutazione di impatto ambientale.
Poco importa a loro se i Viadotti, le Rotatorie e i tratti in galleria aumentano, se i costi dell’opera lievitano fino a superare probabilmente il percorso alternativo e molto meno impattante che fu presentato a suo tempo e rapidamente bocciato per il costo troppo elevato.
Con poco margine di errore possiamo ipotizzare che i cittadini di Montebonello, da questa opera, non trarranno nessun giovamento in termini di mobilità locale e si vedranno costruire case sul ciglio di questa strada, nell’area del piano strutturale considerata a trasformazione differita.
Importa ancora meno se, nel caso di esondazione, la strada diventerà un isola in mezzo ad un lago di acqua e detriti.
Un “ragazzo della Via Gluk” facendo un po’ di ironia, ha ipotizzato un magazzino con tanti gommoni per traghettare, nel caso di esondazione del Fiume Sieve, gli automobilisti che rimangono intrappolati in questa isola felice.

Con i soldi dei cittadini si possono comprare le bistecche anche in tempo di crisi.
Lo dimostra l’esistenza, dal lontano 1992, della Società TO.RO (Tosco-Romagnola) che viene sostenuta da finanziamenti dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna per progettare, appunto la SS67. Dopo 18 anni questa società, di cui, chiaramente, non se ne fa molta pubblicità, non si capisce bene che funzione operativa abbia svolto e se effettivamente come si dice: il gioco abbia valso la candela. L’unica cosa sicura è che essa rappresenta un altro di quei serbatoi dove i politici del “dopo mandato” parcheggiano, con una sorta di “pensione al merito” o, ancora peggio, quelli in cui sono presenti anche quelli “in carriera”, con legittimi dubbi sulla compatibilità del loro incarico politico con la permanenza nella stessa.

Ma alla fine, secondo voi, per i cittadini di Rufina il livello di emissioni inquinanti che sono costretti ad assorbire quotidianamente con la realizzazione dei nuovi lotti della SS67, migliorerà veramente?
Se viene allontanato il livello di traffico, che produce forte inquinamento “diretto” ( emissione puntuale), trasferendo la via di comunicazione, che in realtà sarà la nuova Bretella per Barberino di Mugello, a poche centinaia di metri dalla precedente e con la prospettiva di una moltiplicazione enorme del transito di autoveicoli e TIR, quale sarà l’inquinamento da ricaduta (emissione diffusa)?
Come mai, nel periodo di attività della TORO, non è stato pensato un progetto di mobilità più sostenibile con una circonvallazione a bassa velocità che bypassasse l’abitato di Rufina?
Bastava rinunciare al sogno ricorrente di 165.000000 di euro promessi dallo Stato per la realizzazione dei lotti in questione e preparare un programma finanziario a lungo respiro.
In fondo avremmo avuto 20 anni di tempo, come l’età della TORO.

Rosini

venerdì 15 gennaio 2010

GIOCHI DI PRESTIGIO




Il futuro sulla gestione dei rifiuti da parte di ATO 6 è terminato dal momento in cui la Legge Regionale 61/07 è entrata in vigore e si costituisce ATO CENTRO TOSCANA che assorbe i tre ATO delle Provincie di Firenze, Prato, Pistoia.
Tre Consigli di Amministrazione, tre Presidenti, una schiera di funzionari e consulenti si fondono in un unico Organismo che taglia inesorabilmente il numero degli incarichi ed anche se, nella nuova situazione il piatto dei rifiuti è più ricco, il numero dei Comuni partecipanti è veramente grande e le quote azionarie veramente piccole.
Ma le attenzioni maggiori, nel percorso di consolidamento del MacroAto, sono per le provincie dove sono previsti gli Impianti di Incenerimento e per il Comune di Rufina, sede dell’Inceneritore, assieme agli altri limitrofi, questa legge rischia di sconvolgere tutto un lavoro politico fondato su una falsa informazione del reale impatto del megainceneritore da 70.000 tonnellate, da un comportamento dei tecnici della Provincia sulle valutazioni di impatto ambientale, fondato sulla contrapposizione con la partecipazione ed eludendo il principio di massima precauzione, che sono punti cardine della Legge Reg.79 sulla Valutazione di impatto Ambientale.
Nel ns territorio, in barba all’impoverimento ambientale e socioeconomico che produrrà l’impianto,
ci saranno le amministrazioni e un privato o gruppo di privati che ne finanzieranno la costruzione con 50.000.000 di Euro.
Attualmente il Comune di Pontassieve detiene circa il 48% delle quote della Società a capitale misto AER SPA, il resto va agli altri Comuni e ai privati che posseggono attualmente il 6% circa.
La LR 61/07, è destinata a sconvolgere questi equilibri di rapporti fra gli amministratori locali, la Provincia e i privati che da molti anni anelano alla partecipazione dei profitti che derivano dal finanziamento e dalla realizzazione dell’impianto.
ATO 6 si è fusa con ATC e AER SPA dovrà unirsi in un Gestore Unico come previsto dalla Legge. L’ATOTOSCANACENTRO penserà agli affidamenti delle gestioni sui rifiuti a quelle aziende che non hanno le concessioni “legittimamente in essere”. AER SPA che nel 2000, molto tempo prima dell’intervento della Corte di Giustizia Europea verso le Amministrazioni Pubbliche del ns Paese per violazione di norme sulla concorrenza (–intervento che ha prodotto la modifica dell’art.113 del DLgs 267/2000 con l’introduzione del comma 15bis che fissa il principio della gara ad evidenza pubblica-), al fine di vendere quote azionarie ai privati, pubblicò un Bando di Gara pubblica. Sia stata o meno una Gara ad evidenza pubblica secondo l’art.113 ed anche i movimenti delle quote azionarie, dal 2000 ad ora, siano in linea con quanto previsto dalla nuova normativa, spetta ad ATO CENTRO, con provvedimento motivato , stabilirlo.
Straordinariamente però, ancora prima di sapere se l’Azienda avesse o meno i requisiti previsti, AER SPA trasferisce le concessioni per la realizzazione e per la gestione dell’inceneritore ad una SRL che è esattamente una fotocopia della stessa. Con 20.000 E di capitale iniziale, ritroviamo gli stessi soci pubblici e privati, con le stesse quote azionarie e con in tasca le concessioni per il finanziamento, la realizzazione e la gestione dell’inceneritore! BINGO!!! La magia è fatta!!!
Può venire pure il Gestore unico, tanto noi fino al 2050 ( quando termina il mutuo che le amministrazioni pubbliche apriranno, aumentando un indebitamento che peserà sulla fiscalità dei cittadini) la ns società andrà avanti e noi saremo i diretti gestori di quasi tutto il ciclo dei rifiuti.
Poco importa se la legge 61 è stata concepita per ottenere un risparmio nelle spese dell’amministrazione pubblica, se è stata prevista una razionalizzazione e ottimizzazione della gestione rifiuti. Se, e questo è il punto importante, finalmente ci saranno procedure pubbliche negli affidamenti e non direttamente fra amministrazione e privato. In un colpo solo siamo riusciti a creare un Direttore generale in AER SPA, oltre al Presidente. Un Consiglio di amministrazione nuovo di zecca in AER SRL, un Presidente che come tradizione vuole proviene da due mandati da sindaco.
Quando raccontavo ai ragazzi della Costituzione, uno di loro mi disse: se io per avere i miei diritti ho il dovere di rispettare le regole e chi ci governa, chi ha il diritto di fare le regole e di governare, quali doveri deve rispettare?

lunedì 11 gennaio 2010

"Qualcosa è meglio di...niente!!!"



Siamo consapevoli che “fare qualcosa” sia sempre meglio che “ non fare niente”,
apprendiamo però, con un certo stupore visto che sono anni che se ne parla, dell’inizio del sistema porta a porta che verrà applicato nelle zone industriali di Pontassieve e Molin del Piano. A quanto si legge nei celebrativi e adulatori comunicati del Comune, fare il porta a porta in una zona industriale rappresenta una novità culturale, remunerativa in termini di percentuali di raccolta differenziata e rappresenta un degno obiettivo di risanamento ambientale.
Forse nel comunicato emesso dal Comune su questa iniziativa, oltre alla serie di discutibili statistiche sulla percentuale di differenziata, con o senza il premio dell’1,7% sul compostaggio (senza il quale non si sarebbe raggiunta la percentuale del 45% richiesta per legge ), andava spiegato ai cittadini che trattasi di raccolta differenziata non di rifiuti urbani, eccetto quelli delle 28 abitazioni, ma di “assimilati”, o imballaggi di prima, seconda e terza classe. Questa tipologia di rifiuti speciali non pericolosi segue una normativa nel percorso di smaltimento e di differenziazione che non è uguale a quella per i rifiuti urbani. E’ una scelta che non riusciamo a comprendere pensando alla filosofia della raccolta differenziata destinata al riutilizzo o riciclo, che dovrebbe tendere anche alla diminuizione della produzione della frazione di rsu da incenerire.
Pensiamo che, come indica la legge, la frazione residua degli ingombranti che non sono stati inviati al riciclo e al riutilizzo, non faccia parte del computo generale della raccolta differenziata e nemmeno quel quantitativo di multimateriali residuo che eccede il15%. E’ comunque difficile capire il criterio di questa scelta tecnica e politica che privilegia un area industriale omogenea, rispetto ad altre aree urbane con nuclei familiari e il restante delle attività lavorative del nostro Comune.
Il lato più incredibile della faccenda è che si va a promuovere, con il porta a porta, una differenziata che già è obbligo di legge per i produttori e gli utilizzatori di rifiuti speciali da attività lavorative.
Nel contempo invece di punire chi provoca degrado ambientale e sanitario, con il principio di legge che “chi inquina paga” ( principio che, tra l’altro, è il presupposto per il passaggio dalla vecchia tassa –tarsu - alla tariffa comunemente chiamata TIA), alla fine, viene, di fatto, favorito chi abbandona rifiuti dandogli l’alibi che qualcuno li verrà a prendere.
Probabilmente, salvo che questa esperienza di porta a porta faccia parte dei finanziamenti regionali stabiliti dall’Assessore BRAMERINI ( Del.Giunta Reg. n.631/08), il maggior impegno di spesa di AER SPA, per questo anomalo “porta a porta”, verrà imputato sulla parte fissa della TIA e quindi pagato da tutti i cittadini. Dubitiamo seriamente della legittimità di questo onere se fosse applicato, visto che, per Regolamento T I A, i produttori di rifiuti speciali ( quindi “assimilati” e, in questo caso “pericolosi”e “non-pericolosi”) che devono smaltire per conto proprio vengono esentati dalla parte variabile della TIA. Inoltre è presumibile che abbiano una Convenzione con AER per pagare “il corretto smaltimento”.

Raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge per la percentuale di raccolta differenziata, che dal 45% del 2008, dovrà raggiungere il 65% nel 2012 significa promuovere una coscienza collettiva di gestione virtuosa dei rifiuti, contemporaneamente ad un forte impegno verso le aziende i cui imballaggi primari vanno ad aumentare la produzione di rsu dei nuclei familiari. Promuovere e sostenere una politica di riduzione degli imballaggi di seconda e terza classe.
Non dimentichiamo che la Toscana è una delle poche regioni con il maggior quantitativo di rifiuti pro capite di circa 700 kg. contro i 548 del Centro Italia, proprio per la scelta di assimilare gli speciali agli urbani!
L’ultimo grande interrogativo di cui non abbiamo niente di documentato è quello di quanto, di questo glorioso 45% di differenziata, viene inviato effettivamente al riciclo e al riutilizzo. Quanto va in discarica? E quanto usato come sovvallo combustibile per l’inceneritore?
Forse dovreste calibrare l’uso della comunicazione, spesso mistificante, promuovendo un rapporto formativo e informativo con i cittadini che abbia il fine di sviluppare realmente il principio della raccolta differenziata di rifiuti urbani e la diminuizione dei rifiuti alla fonte.

ROSINI

sabato 9 gennaio 2010

Qualche notizia su AER IMPIANTI SRL


“AER SPA è stata confermata con giusta Del. N.1 dell’Ambito Ottimale 6 affidataria del sevizio di igiene urbana in regime di salvaguardia…( estratto di Del.del Cons.Comunale di Pontassieve n.42 del 21/04/09)”.

Premesso
1) L’Art.18, comma 1 della Legge Regionale n.61/2007, che modifica l’Art. 24, comma 1 della Legge Regionale 25/98, cita:… sono Istituiti i seguenti ATO.. ATO TOSCANA CENTRO, costituito dai Comuni compresi nelle Provincie di Firenze,Prato, Pistoia…..
2) Dalla Delibera della Giunta Regionale n.630 del 04/08/08 si legge:…Considerato che, ai sensi dell’art. 26 della Legge Regionale 61/07, il soggetto competente a compiere tutte le attività necessarie all’affidamento del servizio fra le quali rientra la verifica dei soggetti gestori delle concessioni che non risultano cessate, ai sensi dell’art.113 comma 15bis del DLgs 267/2000 e l’eventuale adeguamento degli atti di affidamento al fine della realizzazione degli impianti è la COMUNITA’ D’AMBITO costituita ai sensi dell’art.24 della Legge Regionale 25/98
3) Le nuove Comunità di Ambito secondo l’art.24, comma 3 della Legge Regionale 61/07 subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi delle corrispondenti Comunità degli ATO già esistenti.
4) Dalla Delibera della Giunta Regionale n.630/08:…Ritenuto pertanto necessario.., che siano le nuove Comunità d’Ambito verificare i requisiti dei concessionari non cessati ai sensi dell’art.113 , comma 15bis del DLgs 267/2000 e conseguentemente dei soggetti legittimati alla realizzazione degli interventi, verifica che deve essere compiutamente motivata e deve quindi dar conto dei requisiti sopra richiamati…DELIBERA…4) Di dare mandato alla COMUNITA’ D’AMBITO ATO TOSCANA CENTRO, non appena costituita, di individuare, con provvedimento motivato e alla luce dei requisiti in premessa.., i concessionari non cessati e conseguentemente i soggetti legittimati alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano Straordinario.

Considerato quanto in premessa sembra, essendo la Del.n.1 di ATO 6 successiva alla Del.Reg.630/08, che l’Ambito Ottimale 6 non abbia alcun titolo per confermare o meno l’affidamento ad AER SPA.

“ ..AER SPA ha deciso, nella sua piena autonomia gestionale, di costituire la Societò AER IMPIANTI srl con l’intento di utilizzare la nuova societò per finanziare la realizzazione degli impianti di smaltimento rifiuti con il ricorso alla finanza di progetto, in particolare per isolare i flussi di cassa relativi alla gestione dell’impianto rispetto a quelli relativi alla gestione dei servizi sul territorio( Dalla Delibera CC Pontassieve n.42 del 21/04/09”)

Viene spontaneo chiedersi come, AER SPA, possa esercitare questa sua presunta “piena autonomia gestionale” mentre, in realtà salvo prova contraria, la stessa è in attesa di una verifica dei requisiti atti a stabilire se trattasi di azienda con le concessioni in essere o meno.
In questo status di consolidamento della Legge Regionale 61/07, i cui principi ispiratori derivano dalla volontà di produrre risparmi nell’Amministrazione Pubblica, rispettando l’economicità l’efficienza e l’etica della concorrenza, pensavamo che AER SPA esercitasse la gestione del ciclo integrato dei rifiuti in forma “corrente”, cioè
-senza modificare i suoi rapporti associativi attraverso la costituzione di AER IMPIANTI SRL,
-senza prendere decisioni che in prospettiva sarebbero contrarie alle indicazioni della L.R.61/07 che definisce un unico gestore per ogni ATO accorpato. Se AER IMPIANTI SRL realizzasse gli scopi per cui è stata costituita e che sono descritti nello statuto della stessa, si verrebbe a creare una situazione curiosa:
- AER SPA verrebbe accorpata oppure cambierebbe scopi sociali: Non deterrebbe comunque la gestione dei rifiuti in forma totale, come avviene attualmente. ( dalla Del.delCC di Pontassieve n..del vengono modificati gli scopi sociali di AER SPA integrandoli con la possibilità di svolgere tutta una serie di servizi pubblici quali cartellonistica stradale, comunicazioni con il pubblico,…etc., ma la cosa che lascia ancor più perplessi è che con questa Delibera viene stabilita la scadenza del mandato societario al 2050, arco di anni necessario per il finanziamento e gestione dell’inceneritore)
Al momento dell’ accorpamento in un unico gestore come potrebbe AER SPA, di conseguenza AER IMPIANTI SRL, continuare a gestire in proprio tutta la parte dello smaltimento dei rifiuti e quella relativa alla realizzazione e gestione dell’inceneritore?

AER IMPIANTI è stata costituita direttamente da una società mista pubblico-privata. Le stesse quote proporzionali alla sussistenza nella spa, sono state riacquistate dagli stessi soci a cui è stata affidato il finanziamento, la realizzazione e la gestione dell’inceneritore.
Un altro interrogativo si pone, ancora in contraddizione con la L-R.61/08.:
è mai possibile che se gli affidamenti devono rispondere ad un requisito fondamentale cioè quello che la società mista deve indire una gara ad evidenza pubblica per la scelta dei soci privati,
Gli stessi già esistenti nella fotocopia AER SPA si ritrovano, in barba a tutte le Leggi e i Protocolli d’intesa, gestori assoluti della parte finale del ciclo dei rifiuti senza minimamente essere entrati in concorrenza con il settore a cui appartengono.

“AER SPA è stata confermata con Del. N.1, 1 Aprile 2004, dell’Ambito Ottimale 6 affidataria del sevizio di igiene urbana in regime di salvaguardia…( estratto di Del.del Cons.Comunale di Pontassieve n.42 del 21/04/09)”. Nella stessa Delibera di CC, prendendo come assunto questa affermazione, vengono citate Leggi Regionali e Decreti nazionali da cui, secondo i funzionari che la hanno redatta, Discende che AER SPA risulta titolare per la realizzazione e gestione dell’impianto “I Cipressi” RUFINA e degli altri impianti che andranno a costituire il sistema di smaltimento dell’area attualmente già servita dalla stessa AER SPA.

Premesso
5) L’Art.18, comma 1 della Legge Regionale n.61/2007, che modifica l’Art. 24, comma 1 della Legge Regionale 25/98, cita:… sono Istituiti i seguenti ATO.. ATO TOSCANA CENTRO, costituito dai Comuni compresi nelle Provincie di Firenze,Prato, Pistoia (il 30/10/2008)…..
6) Dalla Delibera della Giunta Regionale n.630 del 04/08/08 si legge: …”Considerato che, ai sensi dell’art. 26 della Legge Regionale 61/07, il soggetto competente a compiere tutte le attività necessarie all’affidamento del servizio fra le quali rientra la verifica dei soggetti gestori delle concessioni che non risultano cessate, ai sensi dell’art.113 comma 15bis del D.Lgs. 267/2000, e l’eventuale adeguamento degli atti di affidamento al fine della realizzazione degli impianti è la COMUNITA’ D’AMBITO, costituita ai sensi dell’art.24 della Legge Regionale 25/98”.
7) Le nuove Comunità di Ambito secondo l’art.24, comma 3 della Legge Regionale 61/07 subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi delle corrispondenti Comunità degli ATO già esistenti.
8) Dalla Delibera della Giunta Regionale n.630/08:…” Ritenuto pertanto necessario.., che siano le nuove Comunità d’Ambito a verificare i requisiti dei concessionari non cessati ai sensi dell’art.113 , comma 15 bis del D.Lgs. 267/2000, e conseguentemente dei soggetti legittimati alla realizzazione degli interventi, verifica che deve essere compiutamente motivata e deve quindi dar conto dei requisiti sopra richiamati…DELIBERA…4) Di dare mandato alla COMUNITA’ D’AMBITO ATO TOSCANA CENTRO, non appena costituita, di individuare, con provvedimento motivato e alla luce dei requisiti in premessa.., i concessionari non cessati e conseguentemente i soggetti legittimati alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano Straordinario”.

Considerato quanto in premessa sembra, essendo la Del. n.1 di ATO 6 precedente alla Del. Reg.630/08, che l’Ambito Ottimale 6 non abbia alcun titolo per confermare o meno l’affidamento ad AER SPA, in quanto competenza dell’Ato Centro Toscana

“ ..AER SPA ha deciso, nella sua piena autonomia gestionale, di costituire la Società AER IMPIANTI srl con l’intento di utilizzare la nuova società per finanziare la realizzazione degli impianti di smaltimento rifiuti con il ricorso alla finanza di progetto, in particolare per isolare i flussi di cassa relativi alla gestione dell’impianto rispetto a quelli relativi alla gestione dei rifiuti"

Viene spontaneo chiedersi come, AER SPA, possa esercitare questa sua presunta “piena autonomia gestionale” affidando ad una SRL da lei costituita e composta dagli stessi soci pubblici e privati di AER SPA, la realizzazione di un impianto ( Inceneritore “I Cipressi” di Rufina) e la sua gestione mentre, salvo prova contraria, la stessa è in attesa di una verifica ( da parte di ATC) dei requisiti atti a stabilire se trattasi di azienda con le concessioni in essere o meno.
In questo status di consolidamento della Legge Regionale 61/07, i cui principi ispiratori derivano dalla volontà di produrre risparmi nell’Amministrazione Pubblica rispettando l’economicità, l’efficienza e l’etica della concorrenza, pensavamo che AER SPA esercitasse la gestione del ciclo integrato dei rifiuti in forma “corrente”, cioè:
-senza modificare i suoi rapporti associativi attraverso la costituzione di AER IMPIANTI SRL,
-senza prendere decisioni ( autonome!) che in prospettiva sarebbero contrarie alle indicazioni della L.R. 61/07 che definisce un unico gestore per ogni ATO accorpato.

AER IMPIANTI SRL è stata costituita direttamente da una società mista pubblico-privata a cui è stato affidato il finanziamento, la realizzazione e la gestione dell’inceneritore Le stesse quote proporzionali alla sussistenza nella SPA, sono state riacquistate dagli stessi soci Un altro interrogativo che si pone, ancora in contraddizione con la L.R. 61/07, è:
>> è mai possibile che se gli affidamenti devono rispondere ad un requisito fondamentale, cioè quello che la società mista deve indire una gara ad evidenza pubblica per la scelta dei soci privati,
gli stessi soci pubblici e privati, già esistenti nella gemella AER SPA, si ritrovino, in barba a tutte le Leggi e i Protocolli d’intesa, gestori assoluti della parte finale del ciclo dei rifiuti, senza minimamente essere entrati in concorrenza con il settore a cui appartengono attraverso una gara ad evidenza pubblica

Ci sono tante altre cose su cui andrebbe fatta una analisi più approfondita ma quanto sopra è quello che mi è balzato più all’occhio

AER spa



Articolo inviato alla Stampa

la Società AER SPA, nata per la gestione dei rifiuti nell’ambito dell’ex ATO 6 modifica il suo Statuto, ( da estratto di Deliberazione del Consiglio Comunale di Pontassieve n.119 del 25/11/2008) integrandolo con nuovi oggetti sociali al fine della gestione di una serie di servizi pubblici di competenza dei comuni, quali:
• Attività nel settore dell’illuminazione
• Segnaletica stradale
• Controllo elettronico del traffico
• Monitoraggio ambientale
• Arredo urbano
• Informazioni di pubblica utilità
Per poter sostenere il Presidente della stessa AER nei nuovi settori di competenza (non ancora assegnati) , viene introdotta la figura del Direttore Generale ( con evidente aggravio di spesa pubblica).
Nella stessa Delibera viene aumentata la durata della Società fino al 2050 per poter richiedere il finanziamento per l’”ampliamento” dell’Inceneritore di Rufina.
Queste operazioni sono successive ad una precedente assegnazione, sempre ad AER spa, di un servizio comunale, cioè lo Sfalcio dell’erba nelle aeree pubbliche, che AER SPA immediatamente dopo assegna a sua volta, in subappalto, per quanto attiene all’area del Comune di Pontassieve, ad una cooperativa già affidataria di servizi comunali, fra i quali la refezione scolastica (per i comuni di Pontassieve, Pelago e Rufina). E’ bene ricordare che questa operazione ha aumentato il carico fiscale per i cittadini del 2,7%i. Nel Marzo del 2009, nella sua “completa autonomia gestionale”, forse, dimenticando le disposizioni della L.R. 61/07, i Protocolli d’intesa fra i comuni e successive DLGR, il Consiglio di Amministrazione di AER, nella figura di unico socio Presidente di AER Spa, costituisce una Società a Responsabilità Limitata con Capitale sociale di 20.000€, al fine di finanziare i lavori per il nuovo Inceneritore di Rufina e di deviare i flussi di cassa relativi ai servizi di gestione dei rifiuti nel territorio da quelli per la gestione di impianti di incenerimento, coincenerimento ( Cementifici) e discariche. Dalla volontà del Consiglio di Amministrazione sembra che questa sorta di mitosi societaria sia avvenuta per dei compiti economici e finanziari di tipo strumentale rivolto alle Amministrazioni pubbliche.
In realtà nell’oggetto dello Statuto di questa Società AER impianti srl si prevede la realizzazione e la gestione degli impianti in oggetto e non solo la ricerca di finanziamenti e deviazioni di flussi di cassa.
Il Capitale sociale di AER IMPIANTI SRL viene poi venduto ai comuni presenti nella stessa proporzione di percentuali che hanno in AER SPA. Viene dichiarato che AER SRL è di proprietà al 100% di AER SPA.
A questo punto, dopo questa interminabile logica di “moltiplicazione dei pani e dei pesci” ci chiediamo:

A cosa serve la Legge regionale 61/07 sugli accorpamenti dei numerosi ATO toscani in soli tre Macro-Ato, al fine di razionalizzare ed ottimizzare il servizio integrato di gestione dei rifiuti e per ottenere dei risparmi nella Pubblica Amministrazione?

Perché AER SPA prende decisioni così controcorrente, nonostante la stessa Legge Reg. sia molto chiara in merito allo scioglimento degli ATO e al percorso delle Aziende ad essi legate che devono operare per arrivare ad un unico Gestore?

Può AER SPA, in questa logica di accorpamento in una unica gestione, aumentare la durata della Società fino al 2050 al fine del finanziamento di un inceneritore della cui “concessione in essere”, la stessa AER SPA, deve ancora dimostrarne i requisiti, pena la decadenza delle concessioni stesse?
Di conseguenza, anche se una società a capitale misto pubblico-privato, per realizzare le sue finalità, può costituire una SRL, nel caso in oggetto può AER SPA assegnare ad AER IMPIANTI SRL una concessione per gestire la realizzazione e la gestione del nuovo inceneritore?

E’ legittimo che gli stessi soci privati di AER SPA possano mantenere la concessione alla realizzazione e alla gestione degli impianti, attraverso la Società a Responsabilità Limitata, anche quando AER SPA dovrà fondersi in un unico gestore e gli affidamenti dovranno avvenire con gara ad evidenza pubblica?

Era veramente necessario, nell’ottica del risparmio pubblico, creare un Direttore generale in AER SPA per sostenere il Presidente della stessa in servizi non ancora affidati, un nuovo Consiglio di Amministrazione e un Presidente in AER IMPIANTI SRL?

A cosa servono i Consigli Comunali, composti da persone elette dai cittadini, se non per dare l’indirizzo ed esercitare il controllo su ciò che le Giunte, i Sindaci e gli Uffici attuano?
Il Testo Unico degli Enti Locali attribuisce ai Cons. Comun. gli atti di: “ Organizzazione dei pubblici servizi, costituzione di Aziende speciali ed istituzioni, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell’Ente locale a società di capitali,…”, “… competenza sulla modifica di rapporti associativi e Statuti dell’Ente” che devono esprimersi in dibattito e approvazione di Delibera di Consiglio sulla opportunità o meno di costituire nuove società(art.42 lettera e), modificato dall’art.35 comme 12, L.448/2001), non sull’approvazione di Statuti di Società già costituite precedentemente!

A cosa servono le leggi sulla trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni quando così facilmente vengono trovate formule da prestigiatori per scansarle?
Nel contesto politico e sociale che viviamo si percepisce, da parte dei cittadini, un estremo bisogno di riacquistare la fiducia negli Organi che loro stessi sono demandati ad eleggere ma questa non ci sembra la strada giusta. Essi sperano che nel sistema economico perverso che il r egime in cui viviamo ha imposto,le forze progressiste e riformiste non debbano comportarsi come i camaleonti.
RP